Wall Street cresce, ma gli utili dipendono sempre più dall’intelligenza artificiale
pubblicato:Nvidia e Micron generano da sole il 34% dell’aumento atteso degli utili dell’S&P 500, mentre appena dieci società spiegano circa due terzi della crescita complessiva

La narrazione è che la crescita degli utili societari sostiene Wall Street, ma è così?
La principale giustificazione utilizzata dagli investitori per sostenere le quotazioni di Wall Street, nonostante l’aumento dei tassi e dei rendimenti obbligazionari, rimane la crescita degli utili societari.
Il dato aggregato è effettivamente molto forte: secondo FactSet, nel terzo trimestre gli utili delle società appartenenti all’S&P 500 dovrebbero aumentare di circa il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Dietro questa cifra, tuttavia, si nasconde una concentrazione eccezionale.
Nvidia e Micron producono da sole il 34% dell’intera crescita attesa, mentre appena dieci società, comprendenti anche Broadcom e Meta Platforms, spiegano approssimativamente due terzi dell’incremento complessivo.
La crescita degli utili esiste, dunque, ma dipende in misura crescente da un numero ristretto di società legate all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori e, in seconda battuta, all’energia.
Due produttori di chip valgono un terzo della crescita
L’aumento complessivo atteso degli utili dell’S&P 500 è pari al 29,7%. Il contributo di Nvidia e Micron equivale a poco più di dieci punti percentuali: circa un terzo dell’intero risultato dell’indice.
La crescita di Micron è particolarmente impressionante. Nell’ultimo trimestre l’utile è aumentato del 1.078% rispetto all’anno precedente, moltiplicandosi più di dieci volte. Per Nvidia gli analisti stimano invece un incremento vicino al 90%.
Entrambe beneficiano della domanda eccezionale di chip, memorie ad alta larghezza di banda e capacità di calcolo per i data center.
La scarsità di alcuni componenti ha inoltre consentito ai produttori di esercitare un forte potere sui prezzi, amplificando l’espansione dei margini.
Una parte della crescita è però ciclica. Micron opera in un settore storicamente soggetto ad alternanze tra scarsità e eccesso di offerta: gli utili possono quindi salire molto rapidamente quando i prezzi delle memorie aumentano, ma anche contrarsi con altrettanta violenza qualora la capacità produttiva superi la domanda.
Dieci società generano due terzi dell’aumento
La concentrazione non riguarda soltanto Nvidia e Micron. Tra le dieci società che contribuiscono maggiormente alla crescita figurano:
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Nvidia;
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Micron Technology;
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Broadcom;
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Exxon Mobil;
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EchoStar;
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SanDisk;
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Marathon Petroleum;
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Meta Platforms;
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Chevron;
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Valero Energy.
La composizione mostra due motori principali. Il primo è l’intelligenza artificiale, con semiconduttori, memorie, servizi digitali e infrastrutture di comunicazione.
Il secondo è il comparto energetico, favorito dall’aumento del petrolio conseguente al conflitto con l’Iran.
Le dieci società producono circa 20 dei quasi 30 punti percentuali di crescita complessiva.
Altre 357 aziende forniscono un contributo positivo più contenuto, mentre 132 sottraggono crescita al dato aggregato.
La buona notizia: anche il resto del mercato cresce
La concentrazione è un fattore di rischio, ma non significa che l’intero mercato sia sostenuto esclusivamente da due società.
Escludendo le dieci aziende con il maggiore contributo, gli utili del resto dell’S&P 500 dovrebbero comunque aumentare di circa il 10% su base annua.
Si tratta di una crescita rispettabile, soprattutto considerando che il mercato rialzista è entrato nel suo quarto anno e che l’economia deve convivere con rendimenti obbligazionari molto elevati.
Questa è la principale differenza rispetto alla fase finale della bolla tecnologica del 2000.
Molte delle società internet di allora disponevano di prospettive affascinanti, ma non producevano utili né flussi di cassa. I grandi protagonisti dell’AI di oggi generano invece profitti reali e, in alcuni casi, enormi.
Il problema non è quindi l’assenza di utili, ma il rischio che il mercato stia proiettando troppo a lungo tassi di crescita eccezionali.
Il vero rischio è nelle aspettative future
La valutazione dei titoli legati all’intelligenza artificiale non dipende soltanto dai risultati attuali.
Incorpora l’aspettativa che la domanda di capacità di calcolo, software e infrastrutture continui a crescere per molti anni e che gli investimenti effettuati dagli hyperscaler producano rendimenti economici adeguati.
È qui che si concentra la vulnerabilità.
Meta, Microsoft, Alphabet, Amazon e gli altri grandi operatori stanno impegnando somme enormi in chip, data center, reti elettriche e sistemi di raffreddamento.
Se queste spese riusciranno a generare ricavi e margini proporzionati, le valutazioni attuali potranno essere giustificate. Se invece la monetizzazione dovesse procedere più lentamente, il mercato potrebbe ridurre rapidamente i multipli riconosciuti all’intera filiera.
Le recenti vendite su Meta, dopo l’annuncio di nuovi impegni finanziari per l’espansione nell’AI, dimostrano che gli investitori hanno iniziato a distinguere tra:
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crescita degli investimenti;
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crescita dei ricavi;
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ritorno effettivo sul capitale impiegato;
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capacità di finanziare le spese senza compromettere il flusso di cassa.
Il mercato non sta ancora bocciando la corsa all’AI, ma non considera più automaticamente positiva qualsiasi nuova spesa.
Valutazioni meno estreme di quanto sembri
Un elemento favorevole è rappresentato dal fatto che gli utili sono cresciuti più rapidamente dei prezzi azionari.
Nonostante il forte aumento delle stime, le quotazioni dell’S&P 500 e di molte società protagoniste del boom si sono mosse relativamente poco rispetto all’espansione dei profitti.
Di conseguenza, i multipli prospettici risultano meno tesi rispetto all’inizio dell’anno. Questa dinamica suggerisce che una parte dell’euforia sia già stata sostituita da un approccio più selettivo.
Non significa che il mercato sia economico, ma che la crescita degli utili sta contribuendo a riassorbire almeno una parte delle valutazioni elevate.
Dai produttori di chip ai fornitori di energia
Alcuni gestori stanno iniziando a spostarsi dai produttori delle cosiddette “pale e picconi” dell’intelligenza artificiale verso i fornitori di energia elettrica.
La logica è semplice: con il procedere della costruzione dei data center, la scarsità di memorie e chip potrebbe gradualmente attenuarsi, riducendo il potere sui prezzi dei produttori.
Il fabbisogno di elettricità, invece, dovrebbe continuare a crescere anche dopo la fase iniziale degli investimenti.
Utility, produttori indipendenti di energia, operatori nucleari e società coinvolte nelle reti potrebbero quindi rappresentare la fase successiva del tema AI.
Si tratta di aziende meno direttamente esposte alla domanda di uno specifico chip, ma indispensabili al funzionamento dell’intera infrastruttura digitale.
Anche questa strategia presenta rischi: valutazioni già aumentate, tempi lunghi per ottenere autorizzazioni, necessità di investimenti ingenti e possibile intervento dei regolatori sui prezzi dell’energia.
Un mercato forte, ma con pochi pilastri
Il quadro complessivo non è necessariamente quello di una bolla pronta a esplodere.
Gli utili sono reali, il resto dell’S&P 500 continua a crescere e le valutazioni relative sono diventate meno estreme grazie all’aumento dei profitti.
La concentrazione rende però il mercato più fragile.
Quando una parte così ampia della crescita dipende da poche società, una delusione su Nvidia, Micron, Broadcom o sui piani d’investimento degli hyperscaler può produrre conseguenze molto superiori al peso economico del singolo risultato trimestrale.
Wall Street sta quindi poggiando su fondamenta solide, ma strette: se l’intelligenza artificiale continuerà a trasformare investimenti giganteschi in utili, il rialzo potrà proseguire; se inizieranno a emergere dubbi sulla redditività dei data center, la concentrazione che oggi amplifica la crescita finirà per amplificare anche le vendite.
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