Wall Street rallenta: dubbi sull’AI e incertezza macro riaccendono la fase “risk-off”

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Dati macro deludenti in Europa, incertezze sulla politica monetaria USA e timori geopolitici spingono i mercati globali verso la cautela: la narrativa AI resiste, ma entra in una fase di verifica

Wall Street rallenta: dubbi sull’AI e incertezza macro riaccendono la fase “risk-off”

Netto cambiamento di sentiment tra gli investitori

La seduta di Wall Street si sta muovendo in deciso calo, segnalando un netto cambiamento di sentiment tra gli investitori dopo settimane di euforia alimentata dal tema dell’intelligenza artificiale. Le vendite hanno interessato in particolare il comparto tecnologico, con un’ondata di prese di profitto sui titoli più esposti al boom dell’AI come Nvidia, Palantir e Super Micro Computer, bersaglio di un improvviso aumento della volatilità.


Il Nasdaq 100 disegna una candela ribassista

Il Nasdaq 100 disegna una candela giornaliera ribassista ampia e significativa, segnalando la fine del tentativo di recupero avviato nei giorni scorsi. L’indice ha infatti fallito la rottura della resistenza chiave in area 25.700 punti, corrispondente al 61,8% di ritracciamento del ribasso partito dai massimi di fine ottobre, livello tecnico che si conferma decisivo per il destino del trend di breve periodo.

Il movimento di oggi — con un calo di oltre il 2% — riporta i prezzi in prossimità dei minimi intraday a 24.935 punti, in coincidenza con il supporto critico della media mobile esponenziale a 50 giorni, riferimento dinamico che finora aveva sostenuto il rally autunnale.

Una rottura confermata sotto area 24.900–24.850 aprirebbe spazio a ulteriori discese, con target naturale sul minimo del martello del 7 novembre a 24.620 punti, la cui tenuta resta essenziale per evitare l’inversione di tendenza di medio termine.

Al contrario, solo un ritorno stabile sopra 25.700 punti restituirebbe forza al quadro tecnico, riaprendo la strada verso 26.200/26.300 punti, area dei massimi di ottobre.


Sono sostenibili nel medio periodo le valutazioni dei titoli tecnologici?

Secondo Bloomberg, il mercato sta tornando a chiedersi se le valutazioni stellari raggiunte dai protagonisti della “nuova rivoluzione tecnologica” siano realmente sostenibili nel medio periodo, o se parte di questa crescita sia ormai già scontata nei prezzi. L’attenzione si sposta ora sulla capacità del settore di trasformare la promessa dell’intelligenza artificiale in redditività concreta, in un contesto macro ancora incerto.

Non mancano tuttavia le eccezioni: Cisco Systems è salita di oltre il 4%, sostenuta da una guidance positiva sulle vendite grazie alla domanda di infrastrutture per progetti AI. Un segnale che, al di là delle oscillazioni speculative, la transizione tecnologica continua ad avere solide basi industriali.


Dati macro deludenti in Europa e tensioni sui mercati obbligazionari

Nel frattempo, il fronte europeo ha fornito poche ragioni di ottimismo. I dati Eurostat mostrano che la produzione industriale dell’Eurozona è cresciuta solo dello 0,2% su base mensile a settembre, ben al di sotto delle attese (+0,7%), e dell’1,2% su base annua.

La Bundesbank ha sottolineato che l’economia tedesca resta in una fase di debolezza strutturale, mentre la BCE, nel suo bollettino mensile, ha parlato di crescita moderata e di rischi crescenti legati al commercio internazionale.

Il deludente scenario manifatturiero europeo si somma al calo di Wall Street, trascinando in rosso l’indice globale MSCI World, mentre i rendimenti dei Treasury statunitensi sono tornati a salire. Il risultato è un clima di avversione al rischio che riduce le scommesse su nuovi tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.


Fed in bilico e mercato confuso: i dati mancanti pesano sulle attese

La chiusura dello shutdown negli Stati Uniti, durata 43 giorni, non ha restituito al mercato la chiarezza sperata. I funzionari dell’amministrazione Trump hanno infatti avvertito che alcuni dati macro, come i report sull’occupazione e sull’inflazione di ottobre, potrebbero non essere mai pubblicati, poiché le indagini campionarie non sono state condotte durante il blocco governativo.

Questo significa che la Fed dovrà affrontare la prossima riunione di dicembre con un quadro informativo incompleto, rendendo più difficile giustificare un ulteriore taglio dei tassi.

Il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha evidenziato segnali contrastanti: inflazione “ancora troppo alta” intorno al 3% e segnali di raffreddamento nel mercato del lavoro.
Mary Daly, della Fed di San Francisco, ha aggiunto che i rischi per inflazione e occupazione “sono ora bilanciati”, ma la crescita dei salari e dei prezzi nei servizi resta troppo lenta.

Di conseguenza, secondo i dati del CME FedWatch Tool, la probabilità di un taglio a dicembre è crollata al 49,6% dal 62,9% del giorno precedente, riducendo il margine di manovra per gli operatori che avevano scommesso su un allentamento monetario imminente.


Europa valuta un’alternativa ai “backstop” della Fed

Un altro tema sensibile emerso nelle ultime ore riguarda le preoccupazioni europee sulla dipendenza finanziaria dagli Stati Uniti. Fonti di Bloomberg rivelano che alcuni funzionari della BCE e delle principali banche centrali europee starebbero valutando la creazione di un meccanismo alternativo alle linee di swap in dollari della Federal Reserve.

L’idea — nata dopo mesi di tensioni politiche tra Washington e Bruxelles — mira a ridurre la vulnerabilità dell’Europa di fronte a eventuali scelte unilaterali della futura amministrazione Trump, soprattutto se verrà confermata l’intenzione di nominare un nuovo presidente della Fed nel 2026.

Durante la pandemia, le linee di swap in dollari erano state un’ancora di salvezza globale, raggiungendo un picco di 449 miliardi di dollari di utilizzo, e restano uno strumento cruciale di stabilità finanziaria internazionale.

Tuttavia, nel contesto politico attuale, cresce il timore che queste strutture possano trasformarsi in strumenti di pressione geopolitica, spingendo le autorità europee a riflettere su un piano di emergenza autonomo.


Conclusione: risk-off globale e ritorno alla selettività

La giornata si è evoluta con un sentiment decisamente risk-off: gli investitori riducono l’esposizione agli asset rischiosi, i titoli tecnologici cedono terreno e i flussi si orientano verso comparti difensivi.

La sensazione è che il mercato stia attraversando una fase di riassestamento tecnico e psicologico, in cui la combinazione di incertezza macro, dati incompleti e valutazioni elevate suggerisce prudenza.

In sintesi, la narrativa dell’AI resta intatta ma entra in una fase di verifica, mentre l’attenzione torna sui fondamentali economici e sulla politica monetaria.

Finché la Fed non offrirà maggiore chiarezza e la crescita globale non darà segnali più solidi, il mercato sembra destinato a muoversi tra rotazioni settoriali e prese di profitto, più che a inaugurare un nuovo trend direzionale.

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