Novo Nordisk, azioni di nuovo in rosso dopo i dati e le stime
pubblicato:Il colosso farmaceutico danese soffre di un dollaro molto debole che lo penalizza su un mercato che fa il 56% dei ricavi trimestrali. Per il 2026 le vendite sono attese in calo, forse anche a doppia cifra, ma il taglio degli investimenti dovrebbe pompare il free cash flow

Ormai purtroppo è quasi un pattern, è troppo facile che il colosso danese, europeo, mondiale del settore farmaceutico Novo Nordisk registri perdite a doppia cifra in Borsa dopo i dati.
In queste ore il calo del titolo segna a Copenaghen un crollo del 17,7% a 302,7 corone danesi, dopo un minimo a 298,1 corone su supporti chiave per scongiurare un ritorno sui minimi storici del 24 novembre scorso 266,9 corone.
Sul grafico è comunque uno strappo, tecnicamente un gap down che viola con decisione (ma con volumi limitati per ora), la media mobile esponenziale a 100 sedute (in area 356 DKK). Questa volta in realtà i dati fondamentali della società di Bagsvaerd sono in calo: quando lo scorso luglio il titolo perse in un giorno il 23% precipitando a 316 dalle 415 corone del giorno prima (un livello non più rivisto, neanche ai top del 23 gennaio a 401,35 corone arrestati perentoriamente dalla media mobile esponenziale a 200 sedute) il gruppo registrava ancora una forte crescita di tutti i maggiori indicatori e solo stime deludenti e un dollaro debole avevano sostanzialmente ridimensionato le valutazioni.
Detto questo va rapidamente calcolato che a 302,7 corone Novo Nordisk capitalizza sul mercato qualcosa come 180 miliardi di euro, nonostante il titolo abbia perso più del 70% dai massimi del 2024 e la sensazione è che i suoi destini siano strettamente legati alle nuove sorti forse inespresse del settore farmaceutico in questa nuova fase di applicazione dell'AI.
Novo Nordisk, ma oggi anche i dati trimestrali sono in calo
Oggi potrebbe essere un’altra storia. Le vendite nette nel quarto trimestre sono calate dell’8% a 79,14 miliardi di corone svedesi, ai cambi di oggi di (EUR/DKK=7,4682) circa 10,6 miliardi di euro. L’utile operativo è calato a doppia cifra: un -14% a DKK 31,73 mld (circa € 4,25 mld). L’utile netto segna un calo del 5% a 3,6 miliardi di euro circa (DKK 26,89 mld, margine sui ricavi 34% circa!), con il corollario di un utile per azione adjusted di 6,44 corone in calo del 6% ( da 6,34 a 6,04 DKK l’eps contabile).
Novo Nordisk, guidato dalla scorsa estate dal novo CEO **Mike Doustdar, è diventato da tempo uno dei riferimenti in quella ricca famiglia di farmaci contro l’obesità sviluppati dalle terapie contro il diabete, ma cade anche oggi soprattutto sulle stime. Stime ancora **negative per il 2026: quest’anno i ricavi adjusted a cambi costanti potrebbero perdere tra il 5 e il 13%, con un 3% circa attributo al cambio con la corona danese (quindi tra -2% e -10% circa). Se qualcuno cerca gli impatti del crollo del dollaro, da un pezzo Novo Nordisk, giunta un paio d’anni fa ad essere la società più capitalizzata d’Europa, è lì a denunciarlo. La crescita delle vendite nelle International Operations sconterà un calo delle vendite negli Stati Uniti e Novo Nordisk si aspetta che anche l’utile operativo adjusted mostri un calo a cambi costanti tra il 5 e il 13% e un calo reported in corone 5 punti percentuali più su, tra 0 e 13% circa quindi.
Nell’anno il gruppo si aspetta comunque capex da 55 miliardi di corone (circa 7,46 miliardi di euro in calo dai circa 8 miliardi del 2025 che però erano balzati del 47%).
Il free cash flow del gruppo è atteso tra 35 e 45 miliardi di corone, nel punto medio 5,356 miliardi di euro circa (DKK 40 mld), comunque un salto della cassa libera del 41% circa.
Novo Nordisk, i dazi, la Groenlandia, il dollaro i business e il peso del mercato Usa
Il mercato USA rimane basilare per il gruppo: al momento i dazi sono al 10%, ma va ricordato che Novo Nordisk è il colosso dell’economia danese, la monarchia a cui appartiene la Groenlandia e che ha già subito le minacce di un balzo delle tariffe al 25% poi rientrate.
Su un giro d’affari da 79,14 miliardi di corone nel quarto trimestre, il 47% viene dai farmaci Glucagon-simil peptide-1 (GPL 1) che sostanzialmente ingannano il cervello aumentando la sazietà; c’è poi un 17% di ricavi da insulina e uno 0,53% di altre cure per il diabete. Si aggiunge un diretto 28,3% di ricavi per cure per il diabete e il rimanente 6,7% da malattie rare. Ma è soprattutto la geografia a insegnare: il 56% dei ricavi viene dagli Stati Uniti e quindi con l’America e con il dollaro Novo Nordisk dovrà per forza parlare.
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