Piazza Affari in calo, in rosso Prysmian e Stellantis, bene Banco BPM

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
7 min

Borsa Italiana cede al termine dopo una giornata in territorio positivo, vendite anche sui titoli di Stato

Piazza Affari in calo, in rosso Prysmian e Stellantis, bene Banco BPM

Seduta complessivamente in calo al termine per Piazza Affari dopo una giornata in territorio positivo.  In calo i maggiori listini europei e statunitensi. All’attenzione i nuovi attacchi incrociati di Stati Uniti e Iran dopo l’abbattimento di un elicottero Apache USA, la rappresaglia statunitense ha suscitato poi attacchi con droni e missili iraniani alle basi a stelle e strisce in Giordania e in Barhain. I toni del presidente Usa Donald Trump sono poi peggiorati in giornata con un post su Truth poche ore fa: “Hanno perso troppo tempo per negoziare un accordo che per loro sarebbe stato fantastico, ora ne dovranno pagare il prezzo”.

L’evoluzione del conflitto pesa sul sentiment degli operatori in vista delle riunioni della BCE il prossimo 11 giugno (dovrebbe alzare di un quarto di punto i tassi) e della Fed il prossimo 17 giugno.

Cresce intanto l’attesa per l’IPO di SpaceX che, dopo il collocamento di oggi, dovrebbe sbarcare domani 12 giugno sul Nasdaq. Il listino tecnologico USA si è attrezzato nelle ultime settimane per le prossime quotazioni tecnologiche e ha scavalcato i precedenti vincoli che imporrebbero altrimenti un lockup di sei mesi dal collocamento per le matricole borsistiche. Non sono dai regolamenti invece imposti dei vincoli sulla profittabilità delle società, ma in passato erano viste con diffidenza le quotazioni di gruppi in perdita. Non così per SpaceX che ha perso quasi 5 miliardi di dollari e si appresta all’IPO fra forti ordini e con il via libera alla cessione anche immediata dei titoli contrattati. Il rischio insomma aumenta.

In giornata non si può tralasciare il balzo dell’inflazione USA (la CPI) dal 3,8% al 4,2% a/a sui livelli più elevati dal maggio del 2023, anche l’inflazione sottostante (core) sale al 2,9% e si fa sempre più incompatibile con eventuali tagli dei tassi della FED e anzi diventa supportiva di eventuali rialzi, che il mercato prende sempre più in considerazione nei propri scenari.

Male i maggiori indici azionari americani: S&P 500 -0,91%; NASDAQ -1,26 %; Dow Jones -1,13%.

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In rosso in chiusura i maggiori indici azionari europei: Euro Stoxx 50 -0,62%; Dax -0,93%; Cac 40 -0,51% e Ibex 35 -0,26%

Cede alle vendite anche Piazza Affari: Ftse Mib -0,46%, Ftse Italia All Share -0,43%, Ftse Italia Mid Cap -0,02% e Ftse Italia Star -0,11%

Debolmente positiva la moneta unica sul biglietto verde: EUR/USD a 1,1553 (+0,09%).

Vendite sui titoli di Stato europei: il rendimento del BTP decennale italiano segna un rialzo di 5 punti base al 3,84 per cento, lo spread sul Bund si pone a 77 punti base (dati MTS). Al 3,84%, anche il rendimento dell’Oat francese.

Il settore italiano del credito pur incoraggiato dal nuovo risiko cede complessivamente al cattivo sentiment dei mercati: Ftse Italia Banche -0,66%

Si contrappongono ancora due offerte su Banca MPS (-0,91%) e quindi indirettamente sulla sua controllata Mediobanca (-1,28%) e la sua partecipata con oltre il 13% Generali (+0,74%).

La prima offerta (e favorita) è quella più completa e ‘di mercato’ di Intesa Sanpaolo (-0,9%). Il gruppo ha messo sul piatto un’offerta pubblica di acquisto e scambio non sollecitata da circa 30,6 miliardi di euro (16 azioni per ogni 10 azioni di MPS e 1 euro in contanti per ogni azione della banca senese portata in adesione) per Banca MPS. Ai corsi di oggi l’offerta è a sconto: valuta infatti 9,952 euro ogni titolo di MPS contro i 10,276 della chiusura odierna della banca senese.

L’offerta si contrappone a quella annunciata poche ore prima dal Banco BPM (+3,7%), che ha invece ipotizzato un’aggregazione tra pari con MPS e l’avvio di un negoziato con Piazza Salimbeni. Non è chiaro cosa si intenda per merger of equals: se il valore del titolo o la capitalizzazione dei due gruppi.

Intesa Sanpaolo ha coinvolto nel proprio progetto Unipol (+1,53%), che si è impegnata ad acquistare, in caso di successo dell’offerta lanciata dal gruppo guidato dall’ad Carlo Messina, 625-635 sportelli che potrebbero essere poi ceduti alla sua partecipata Bper (+0,21%) creando un colosso bancario che riprenderebbe il nome di Banca Monte dei Paschi.

In calo con il settore Unicredit (-1,35%), alle prese con il dossier tedesco di Commerzbank (-2,16%). L’aggiornamento periodico sulle adesioni all’offerta carta contro carta di Unicredit per Commerzbank indica che alle 14 del 9 giugno la banca italiana aveva raccolto adesioni su oltre 123 milioni di azioni e raggiunto quindi una quota del capitale in adesioni del 10,91% A queste quote si può sommare il 26,77% di Commerzbank detenuto da Unicredit all’inizio dell’offerta, per un totale parziale quindi del 37,68% del capitale. Unicredit conta anche un 3,22% del capitale della banca di Francoforte sul Meno in derivati con regolamento fisico (quindi computabili fino al 40,9% di Commmerz) e total return swap con regolamento per cassa non direttamente trasformabili in azioni ‘fisiche’ su un altro 13,19% del capitale di Commerzbank.

Accelera in giornata il petrolio dopo i nuovi attacchi in Iran, nonostante l’insistenza di Washington su un percorso negoziale. Il future sul Brent guadagna ora l’1,47% e si riporta a 92,79 dollari al barile, il derivato sul WTI tratta a 89,79 dollari al barile (+1,84%). Il comando centrale militare USA (US Centcom) ha condotto attacchi “difensivi” in Iran dopo l’abbattimento iraniano il giorno prima di un elicottero Apache USA. Colpiti sistemi iraniani di difesa aerea, stazioni di controllo terrestri e radar di sorveglianza in prossimità dello Stretto di Hormuz. L’operazione dichiarata “proporzionata” ai recenti attacchi alle forze USA. L’esercizio dei Pasdaran (IRGC) afferma di avere lanciato in risposta dei droni contro la Quinta flotta USA in Bahrain e un missile sulla base statunitense in Giordania (al-Azraq). Dure le citate ultime dichiarazioni di Trump.

A Milano positiva durante i primi scambi Eni (+1,64% a € 23,505): l’ad Claudio Descalzi ha ancora sottolineato il deficit europei di forniture di idrocarburi. In rialzo anche Saipem (+0,45%) incoraggiata anche da un newsflow positivo sulla fusione con Subsea7. Bene anche Tenaris (+1,33%).

Male Stellantis (-4,34%): l'automotive risente spesso dei rialzi del petrolio greggio (e quindi a ruota della benzina), ma nel caso specifico pesa probabilmente anche il maxi richiamo di Jeep negli Stati Uniti e forse anche la critica di Emanuele Cappellano (COO Europe di Stellantis) ai piani europei sull'acciaio verde c he potrebbero ostacolare gli impegni dell'industria automobilistica per rendere più accessibili le quattro ruote sul fronte dei prezzi. Mentre le quattro ruote cinesi, in qualche caso alleate come nella jv di Stellantis con Leapmotor, invadono il mercato europeo, la storica industria automobilistica UE si dimostra sempre più spesso arretrata.

Positiva anche Leonardo (+0,56%) incoraggiata non solo dal deterioramento del contesto geopolitico (che potenzialmente incoraggia le società degli armamenti), ma anche dalle dichiarazioni dell’ad e direttore generale Lorenzo Mariani che a Reuters ha dichiarato che la Germania potrebbe essere un forte partner per il progetto GCAP (Global Combat Air Programme) sui nuovi caccia europei multiruolo stealth di sesta generazione, un progetto che Leonardo segue con la britannica BAE Systems e la giapponese Mitsubishi (tra gli altri).

Arretra al termine Enel che cede lo 0,97% dopo che in una conferenza il suo ad Flavio Cattaneo ha sottolineato che è il momento di investire in energia da fonti rinnovabili. Pesa forse anche il rialzo dei rendimenti che di solito appesantisce il servizio del debito delle utility.

Ben peggiore l’approfondimento di Prysmian (-4,28%), difficile dire se pesino i timori sull’economia USA, ma il titolo torna su livelli, minimo a 134,3 euro, che non vedeva dal 5 maggio scorso: la chiusura si attesta a 163,3 euro.

Bene anche TIM (+1,8%) in controtendenza e promossa da S&P Global a BB+ con outlook stabile.

In forte ribasso in queste ore l’oro che passa di mano a 4.118 dollari l’oncia con un calo del 3,38 per cento.