Fisco: Unimpresa, con Irpef 33% fino a 60mila euro risparmio da 1.000 euro annui, taglio da 3 miliardi

di FTA Online News pubblicato:
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L’estensione da 50.000 a 60.000 euro della fascia di reddito assoggettata all’aliquota Irpef del 33% garantirebbe un beneficio fiscale crescente fino a un massimo di 1.000 euro annui per contribuente. Il vantaggio partirebbe oltre la soglia dei 50.000 euro e aumenterebbe di 100 euro ogni 1.000 euro aggiuntivi di reddito imponibile, fino a raggiungere il tetto massimo a quota 60.000 euro. Per un reddito di 52.000 euro lo sconto sarebbe di 200 euro, salirebbe a 500 euro a 55.000, a 800 euro a 58.000 e arriverebbe a 1.000 euro dai 60.000 euro in su. La misura, secondo le valutazioni circolate in vista della prossima legge di Bilancio, avrebbe un costo per i conti pubblici nell’ordine di 3 miliardi di euro. È quanto emerge da una simulazione del Centro studi di Unimpresa sull’ipotesi di un nuovo intervento sull’Irpef destinato al ceto medio, attraverso l’ampliamento fino a 60.000 euro dello scaglione oggi fermo a 50.000 euro. Il meccanismo è particolarmente lineare. Sulla parte di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro l’aliquota marginale scenderebbe dal 43% al 33%, con una riduzione di 10 punti percentuali. Ogni mille euro di imponibile compreso nella nuova fascia determinerebbero pertanto un risparmio fiscale lordo pari a 100 euro. Chi dichiara 50.000 euro non avrebbe alcun beneficio aggiuntivo rispetto alla normativa attuale, mentre a 51.000 euro lo sconto sarebbe pari a 100 euro. Con 52.000 euro di reddito il vantaggio salirebbe a 200 euro, con 53.000 a 300 euro e con 54.000 a 400 euro. Un contribuente con 55.000 euro di imponibile beneficerebbe di una riduzione dell’Irpef lorda di 500 euro all’anno, equivalente, su base puramente aritmetica, a circa 42 euro al mese. A quota 56.000 euro il risparmio arriverebbe a 600 euro, a 57.000 a 700 euro, a 58.000 a 800 euro e a 59.000 a 900 euro. Con 60.000 euro di reddito sarebbe raggiunto il vantaggio massimo di 1.000 euro l’anno. Il beneficio non aumenterebbe ulteriormente per i redditi superiori. Un contribuente con 70.000, 80.000 o 100.000 euro di imponibile continuerebbe infatti a risparmiare 1.000 euro, perché la riduzione riguarderebbe esclusivamente i 10.000 euro compresi tra 50.000 e 60.000 euro. Sulla parte eccedente i 60.000 euro continuerebbe ad applicarsi l’aliquota marginale del 43%. La modifica avrebbe quindi una caratteristica precisa: pur interessando anche contribuenti con redditi superiori a 60.000 euro, concentrerebbe integralmente il beneficio fiscale sulla fascia compresa tra 50.000 e 60.000 euro. Non si tratterebbe, dunque, di applicare il 33% all’intero reddito di chi guadagna fino a 60.000 euro, ma di ampliare di 10.000 euro il secondo scaglione dell’imposta. Per comprendere la portata dell’intervento, su 10.000 euro di imponibile oggi soggetti al 43% l’imposta lorda è pari a 4.300 euro. Applicando il 33%, il prelievo scenderebbe a 3.300 euro. La differenza è esattamente di 1.000 euro.

«Un intervento sull’Irpef rivolto al ceto medio può rappresentare una scelta positiva, soprattutto se inserito in una strategia fiscale stabile e compatibile con gli equilibri della finanza pubblica. La fascia tra 50.000 e 60.000 euro comprende una parte importante di lavoratori qualificati, professionisti, dirigenti, piccoli imprenditori e nuclei familiari che negli ultimi anni hanno subito in maniera significativa l’aumento del costo della vita. Ridurre il prelievo su questi redditi significa restituire capacità di spesa e di risparmio e, indirettamente, sostenere i consumi interni. Il tema, tuttavia, non può essere affrontato soltanto attraverso la modifica delle aliquote. L’obiettivo dovrebbe essere una progressiva razionalizzazione dell’intero sistema fiscale, che renda più chiaro il rapporto tra reddito lordo, imposte e reddito disponibile. Tre miliardi rappresentano una cifra importante e impongono una valutazione rigorosa delle coperture, ma alleggerire in maniera strutturale la pressione fiscale sul lavoro e sul ceto medio può produrre effetti positivi anche sull’economia reale. Occorre evitare interventi episodici e costruire invece un percorso credibile e duraturo di riduzione del carico fiscale» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

L’EFFETTO SUL REDDITO DISPONIBILE

Tradotto in termini di reddito disponibile, il massimo beneficio teorico di 1.000 euro corrisponde a circa 83 euro al mese se distribuito su dodici mensilità. Per un reddito di 55.000 euro, lo sconto di 500 euro equivale invece a circa 42 euro mensili; a 58.000 euro, gli 800 euro di minore Irpef corrispondono a circa 67 euro al mese. Si tratta di valori lordi riferiti esclusivamente alla modifica dell’aliquota marginale. Il vantaggio effettivamente percepito dal singolo contribuente può essere diverso in funzione delle detrazioni, delle deduzioni e delle altre componenti che concorrono alla determinazione dell’imposta netta. Dal punto di vista distributivo, l’intervento presenta inoltre una differenza rilevante rispetto a un taglio generalizzato dell’aliquota dello scaglione già esistente. L’estensione della soglia a 60.000 euro non produrrebbe infatti alcun nuovo beneficio per chi si colloca sotto i 50.000 euro: le risorse sarebbero interamente destinate ai contribuenti che superano tale soglia. In termini marginali, il beneficio sarebbe pari allo 0,38% del reddito per chi dichiara 52.000 euro, allo 0,91% per chi ne dichiara 55.000, all’1,38% per un reddito di 58.000 euro e all’1,67% a quota 60.000 euro. Oltre tale livello, poiché il risparmio resterebbe fermo a 1.000 euro, il peso percentuale del beneficio tornerebbe progressivamente a diminuire.

L’operazione avrebbe quindi come baricentro il segmento medio e medio-alto della distribuzione dei redditi, con l’obiettivo di attenuare il salto dell’aliquota marginale che oggi si verifica una volta superata la soglia dei 50.000 euro. Se la stima di costo pari a circa 3 miliardi fosse confermata, il tema decisivo per la legge di Bilancio sarebbe quello delle coperture. La scelta politica consisterebbe nel valutare se concentrare tali risorse sull’estensione dello scaglione fino a 60.000 euro oppure utilizzare, integralmente o in parte, lo stesso spazio finanziario per ulteriori riduzioni delle aliquote sulle fasce inferiori. Dal punto di vista economico, il primo intervento avrebbe una platea più circoscritta e un beneficio individuale più elevato; un taglio sulle fasce inferiori avrebbe invece una platea più ampia, ma un vantaggio unitario inevitabilmente più contenuto. È questo uno dei principali nodi distributivi che accompagnerà il confronto sulla prossima manovra.

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