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Flat tax al 15% per i lavoratori dipendenti: quante tasse si pagheranno?

di Miriam Ferraripubblicato:

Flax tax a doppio binario con il Governo Meloni: da un lato si punta all’estensione del regime forfettario per le Partite Iva, mentre dall’altro lato è in arrivo una flat tax incrementale per i dipendenti. Ecco cosa significa, cosa cambia e quante tasse pagheranno i lavoratori.

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Sulla flat tax il Governo Meloni sembra avere le idee chiare: nella prossima Legge di Bilancio 2023 – come anticipato anche dal Ministro Giancarlo Giorgetti – dovrebbero esserci misure a doppio binario.

Da un lato si punta all’estensione del regime forfettario per le Partite Iva fino a 85.000 euro (ad oggi il limite è di 65.000 euro), dall’altro lato si va verso l’introduzione di una flat tax incrementale per i lavoratori dipendenti con aliquota al 15%.

Che cosa significa e che cosa cambia? Ecco quante tasse pagheranno i lavoratori dipendenti con la flat tax al 15%.

Flat tax a doppio binario con il Governo Meloni: cosa cambia

Cambiamenti in arrivo su tutti i fronti, a partire dal decreto aiuti quater che abbassa l’aliquota di detrazione fiscale prevista dal Superbonus al 90% dal prossimo anno, sino all’innalzamento del tetto ai contanti fino a 5.000 euro dal 1° gennaio 2023.

In arrivo anche una nuova riforma fiscale, che passa dall’introduzione della flat tax.

La tassa piatta alla quale guarda il nuovo Governo prevede un doppio binario:

Mentre per le Partite iva la strada tracciata sembra abbastanza chiara, per i lavoratori dipendenti non sono stati forniti troppi dettagli in merito alla flat tax al 15%.

Flat tax per i lavoratori dipendenti: quante tasse si pagheranno

A partire dal prossimo anno i lavoratori dipendenti potrebbero dover fare i conti con la flat tax incrementale al 15%, ma che cosa significa?

Come ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si intende tassare l’incremento del reddito derivante da lavoro o da impresa rispetto alla media dei precedenti tre anni con un’aliquota al 15%. In questo regime rientrerebbero anche le Partite Iva che non aderiscono al regime forfettario.

Ciò significa che andrà preso come riferimento il reddito degli ultimi tre anni e, se confrontato con quello dell’anno in corso, risulta in aumento, è necessario calcolare la flat tax sull’incremento stesso.

Flat tax incrementale per i dipendenti: un esempio pratico

Consideriamo i seguenti guadagni di un lavoratore negli ultimi tre anni:

Anno

Reddito

2022

32 mila euro

2021

28 mila euro

2020

31 mila euro

2019

26 mila euro

L’anno di riferimento è il 2020, dunque occorre considerare un incremento reddituale pari a 1.000 euro (32.000 – 31.000). Tale incremento deve essere tassato con un’aliquota del 15%, ovvero 150 euro.

Mantenendo il calcolo previsto con le aliquote Irpef differenziate ad oggi disponibili (al 23%, 25%, 35% o 43%) lo stesso lavoratore avrebbe dovuto versare 350 euro.

Ovviamente questo tipo di regime fiscale è agevolato per coloro che possiedono redditi più alti, in quanto l’aliquota da applicare è sempre fissa a prescindere dal reddito complessivo del contribuente.

Flat tax: chi ci guadagna?

Per definire quali siano i vantaggi della flat tax e chi veramente ci guadagna con l'imposizione dell'aliquota piatta, faremo riferimento a un'indagine di Smileconomy per La Repubblica.

L'economista Andrea Carbone ha parlato di "dimezzamento dell’aliquota marginale", quella che si applica agli incrementi di reddito. Ma facciamo un rapido esempio per comprendere cosa intende dire.

Nel momento in cui si verifica un incremento di reddito, questo incremento viene tassato al 15%, anziché secondo i tradizionali scaglioni Irpef.

Ciò significa che su un incremento di reddito di 2.000 euro (nel confronto tra 2022 e 2021) e con detassazione al 15%, dovrà applicare l'aliquota a una metà dell'incremento, ovvero 1.000 euro. Il vantaggio per il lavoratore in questione passa dallo 0,4% all'1%, con un margine di 200 euro netti extra all'anno.

Tuttavia, occorre considerare anche che l'aumento di reddito negli ultimi anni è stato quasi annullato a causa della pandemia, dell'inflazione e della crisi energetica. Non solo: il dislivello tra autonomi e dipendenti sarebbe netto.

Sarà difficile, quindi, valutare i lati positivi di questa riforma.

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