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Garlasco, i dubbi di Tizzoni sull'ispezione del canale di Tromello dopo Le Iene: "Va fatta chiarezza"

di Luca Mastinu pubblicato:
5 min

Secondo Gian Luigi Tizzoni, avvocato dei Poggi, andrebbe fatta chiarezza su ciò che ha portato la Procura di Pavia a ispezionare il canale di Tromello dopo il servizio de Le Iene

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Perché il canale di Tromello è stato ispezionato solamente dopo il servizio mandato in onda da Le Iene? Se lo chiede Gian Luigi Tizzoni, l'avvocato della famiglia Poggi, che sostiene che su questo aspetto della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco andrebbe fatta chiarezza. "La trasmissione Le Iene rivendica di aver detto alla Procura di Pavia di andare a dragare il canale di Tromello", afferma Tizzoni. Il legale si riferisce a tutto ciò che è avvenuto dopo la testimonianza di Gianni Bruscagin raccolta da Alessandro De Giuseppe per Le Iene.

I dubbi dell'avvocato Tizzoni

Nel corso della puntata de Lo Stato delle Cose andata in onda lunedì 21 settembre, la giornalista Ilenia Pietracalvina ha intervistato l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, rappresentante della famiglia Poggi. Il focus si è concentrato su quanto accaduto tra gli uffici della Procura di Pavia dopo il servizio de Le Iene che aveva raccolto la testimonianza di Gianni Bruscagin. Brevemente, ricordiamo che l'uomo - presentato come "supertestimone" ma nei fatti ben lontano dall'episodio da lui riportato a favore di telecamera - aveva riferito di aver raccolto la testimonianza di due donne sul delitto di Garlasco, che approfondiremo nei prossimi capitoli.

Dopo il servizio de Le Iene, la Procura di Pavia aveva disposto un'ispezione presso il canale di Tromello. Tizzoni si chiede: "Chi ha innescato questo meccanismo? A che titolo lo ha fatto? Con quali strumenti? E perché lo ha fatto?". La testimonianza di Bruscagin, ricordiamo, indicava il nome di Stefania Cappa, la cugina di Chiara Poggi che in 19 anni non è mai stata iscritta nel registro degli indagati. Ma non è tutto.

Tizzoni si riferisce anche ai sospetti su una possibile regia mediatica posta in essere con lo scopo di dimostrare l'innocenza di Alberto Stasi e spostare la lente degli investigatori verso altre direzioni. Ciò ha portato, ricorda Tizzoni, a perquisizioni presso abitazioni private. Di questa presunta regia farebbero parte, secondo un esposto, tre persone ben note sin dalla prima fase delle indagini dopo l'omicidio.

La risposta di Alessandro De Giuseppe

Il corrispondente de Le Iene, Alessandro De Giuseppe, ha inviato una risposta alla redazione de Lo Stato delle Cose per replicare ai dubbi di Tizzoni. "Dopo aver raccolto quella testimonianza (di Gianni Bruscagin, ndr) non potevamo fare altro che consegnare tutto alle autorità, perché le cose che ci aveva detto erano troppo importanti (...) e andavano verificate dall'autorità giudiziaria", ha detto De Giuseppe.

"La Procura ha deciso di non cestinarle, cosa che avrebbe potuto fare serenamente", continua De Giuseppe, che aggiunge: "Pensare che noi abbiamo il potere di orientare una Procura della Repubblica significa non sapere niente di come funziona la giustizia", e nemmeno - sottolinea il giornalista - dell'autonomia della magistratura.

Il ruolo del canale di Tromello nel delitto di Garlasco

Per dovere di cronaca, ritorniamo al caso dentro il caso, ovvero il servizio de Le Iene in cui Gianni Bruscagin, anziano di Garlasco, riferiva fatti di cui diceva di essere a conoscenza sul delitto. Bruscagin raccontava che poco tempo dopo l'omicidio di Chiara Poggi, da due donne ora decedute aveva appreso che la mattina del 13 agosto 2007 a Tromello, un piccolo centro ad appena 7 minuti di auto da Garlasco, Stefania Cappa era arrivata nella vecchia casa della nonna con aria trafelata, agitata, mentre trasportava un borsone all'apparenza pesante.

Secondo il racconto raccolto da Bruscagin, la ragazza sarebbe stata talmente agitata da non riuscire ad infilare la chiave nella serratura. Una volta dentro, qualcuno avrebbe sentito il tonfo di un oggetto pesante gettato in acqua. A ridosso dell'abitazione della nonna delle gemelle Cappa, ricordiamo, scorreva il canale di Tromello.

Bruscagin aveva raccontato a Le Iene di aver riportato questa versione a Gian Luigi Tizzoni, suo conoscente. Tizzoni, in seguito, ha raccontato che Bruscagin in effetti lo aveva contattato, ma che dopo il delitto di Chiara Poggi tante persone lo avevano interpellato per riportare le loro testimonianze. L'avvocato, in ogni caso, aveva consigliato a Bruscagin di rivolgersi ai carabinieri, specialmente perché l'uomo non presentava atti concreti che dimostrassero la sua ricostruzione.

Ciò che sappiamo sulla nuova inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi

Nei fatti, 19 anni dopo il delitto di Garlasco l'unica certezza giudiziaria è data dalla condanna del 2015 di Alberto Stasi da parte della Corte di Cassazione. Oggi Stasi è fuori dal carcere, e si trova in affidamento ai servizi sociali. Per la seconda volta, invece, sotto la lente della Procura c'è Andrea Sempio, già indagato nel 2016 e archiviato nel 2017.

Secondo il procuratore Fabio Napoleone, alla luce dei dati raccolti, sotto le unghie di Chiara Poggi è stato trovato il Dna della linea paterna di Sempio, da sempre amico di Marco Poggi - fratello della vittima - e dunque frequentatore, anche se non assiduo, dell'abitazione di via Pascoli 8. Contro Sempio ci sarebbero 21 indizi, ma uno dei perni dell'inchiesta è dato dallo scontrino che l'attuale indagato consegnò ai carabinieri di Vigevano nel 2008.

Il ticket, stampato in un parcheggio di Vigevano, non riporta la targa dell'auto che Sempio avrebbe usato la mattina del 13 agosto 2007 per andare ad acquistare un libro, dunque non rappresenta un alibi. Dai rilievi presenti nell'informativa firmata dai carabinieri della Moscova di Milano, che abbiamo consultato, emerge che Sempio, secondo alcune intercettazioni, più volte parla tra sé e sé del delitto, specialmente quando è in ascolto di contenuti che parlano del caso Garlasco.

Secondo i suoi avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, i carabinieri e l'accusa avrebbero male interpretato quelle parole. Lo stesso Sempio si dichiara innocente.

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Informazioni sull'autore:

Luca Mastinu
Luca Mastinu

Respira, vive e muore di cronaca nera. Nel 2016 scopre il fact-checking e si innamora dell'informazione. Nel 2018 si tuffa nel giornalismo musicale con Optimagazine, dal 2021 si occupa di cronaca su Virgilio Notizie. Dal 2026 collabora con FTA con i quotidiani approfondimenti sulla nera. Podcaster, racconta il true crime con Stoner. Divora libri di inchiesta. Classe 1983, caffeinomane sardo con disturbi d'ansia.

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