Intesa, MPS e Generali: la partita che potrebbe ridisegnare il capitalismo italiano
pubblicato:Andrea Orcel osserva da vicino: dopo Commerzbank potrebbe tornare protagonista anche sul mercato italiano

A prima vista sembrerebbe una semplice operazione bancaria. Intesa Sanpaolo lancia un'Opas su Monte dei Paschi, Banco BPM prova a costruire un'alternativa, MPS valuta le offerte e il mercato scommette su chi avrà la meglio.
In realtà la sensazione è che la vera posta in gioco sia molto più grande.
Il governo osserva con attenzione
Anche la politica segue la vicenda con grande interesse.
Da tempo l'obiettivo dichiarato di Palazzo Chigi è quello di garantire che i principali centri decisionali del risparmio italiano restino saldamente ancorati a interessi nazionali.
Sotto questo profilo l'operazione Intesa-MPS viene vista da molti come una soluzione rassicurante.
Attorno a Generali esiste già un nucleo di investitori italiani molto forte, composto da Mediobanca, Delfin, Caltagirone, UniCredit, Fondazione CRT e altri azionisti storici.
L'ingresso di Intesa attraverso Mediobanca rafforzerebbe ulteriormente questo assetto.
Ed è probabilmente uno dei motivi per cui il mercato ritiene che l'operazione possa trovare un atteggiamento favorevole sia da parte delle autorità italiane sia da parte dei regolatori europei.
In altre parole, dietro la partita bancaria si intravede anche una questione di sovranità finanziaria.
Generali gestisce circa 900 miliardi di euro di risparmio e rappresenta uno degli asset più strategici del sistema economico nazionale.
Per questo motivo ogni movimento che coinvolga Mediobanca e il Leone di Trieste viene osservato con estrema attenzione non soltanto dagli investitori ma anche dalle istituzioni.
Il vero tesoro si chiama Mediobanca
Quando si osserva l'operazione soltanto dal punto di vista bancario si rischia di perdere di vista l'aspetto più importante.
Messina stesso ha spiegato che il valore dell'acquisizione non deriva tanto dagli sportelli o dalla presenza territoriale di MPS quanto dalle attività ad alta redditività che entrerebbero nell'orbita di Intesa.
Mediobanca porterebbe in dote wealth management, investment banking, credito al consumo attraverso Compass e soprattutto una posizione privilegiata nel cuore della finanza italiana.
Da anni Intesa sta cercando di trasformarsi sempre più in una macchina di gestione del risparmio.
Il credito tradizionale genera ancora utili importanti, ma il futuro del settore bancario passa sempre più dalla consulenza finanziaria, dall'asset management e dalle assicurazioni.
Non è un caso che Messina continui a parlare di una piattaforma da 2.000 miliardi di euro di masse gestite, un numero che farebbe nascere uno dei più grandi operatori europei nel wealth management.
In questo contesto Mediobanca rappresenta un acceleratore straordinario.
Andrea Orcel non è uscito di scena
Se però qualcuno pensa che la partita sia già chiusa, probabilmente si sbaglia.
Andrea Orcel continua a rappresentare una variabile fondamentale.
Negli ultimi anni il numero uno di UniCredit ha dimostrato di non avere paura di operazioni complesse e di ragionare sempre in termini strategici.
Prima ha provato a mettere le mani su MPS. Poi ha tentato la scalata a Banco BPM. Adesso è impegnato nella lunga battaglia per Commerzbank in Germania.
Nel frattempo, però, ha costruito una partecipazione vicina al 10% in Generali.
Ufficialmente si tratta di un investimento finanziario. Ma è evidente che una quota di queste dimensioni garantisce a UniCredit una posizione privilegiata per qualunque sviluppo futuro.
Se l'operazione Intesa-MPS dovesse andare in porto, Intesa e UniCredit si ritroverebbero entrambe tra gli azionisti più influenti di Generali.
Uno scenario che potrebbe cambiare profondamente gli equilibri del settore finanziario italiano.
E dopo MPS potrebbe tornare il dossier Banco BPM
C'è poi un altro elemento che il mercato sta iniziando a considerare.
Se Orcel dovesse completare con successo il dossier Commerzbank, potrebbe tornare a concentrarsi sull'Italia.
A quel punto Banco BPM tornerebbe inevitabilmente al centro delle attenzioni.
L'ipotesi di un terzo polo con Monte dei Paschi appare oggi molto più difficile rispetto a pochi giorni fa. Inoltre il quadro normativo è cambiato e il Golden Power sembra avere oggi margini di applicazione più limitati rispetto al passato.
Per UniCredit, che rischia di vedere crescere ulteriormente la distanza da Intesa sul mercato domestico, Banco BPM potrebbe rappresentare nuovamente un'opportunità strategica molto interessante.
La vera domanda è cosa succederà dopo
Le dichiarazioni di Carlo Messina sono state molto chiare: oggi l'obiettivo è MPS, non Generali.
Ma la storia della finanza insegna che spesso le operazioni più importanti producono conseguenze che vanno ben oltre le intenzioni iniziali.
Per questo motivo la vera domanda non è chi vincerà la battaglia per Monte dei Paschi.
La vera domanda è quale sarà la mappa della finanza italiana quando tutte queste operazioni saranno concluse.
Perché tra Intesa, UniCredit, Mediobanca, Generali, Banco BPM, Unipol e Crédit Agricole, la sensazione è che stiamo assistendo soltanto al primo capitolo di una partita destinata a ridisegnare gli equilibri del capitalismo italiano per molti anni.