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Manovra 2027, 6 fasce per la rivalutazione delle pensioni, ma rischiano di crearsi attriti

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Il governo decide una indicizzazione differenziata per gli assegni più ricchi e immagina un fondo la cui destinazione per ora resta incerta. La Lega vorrebbe una quota 100 parziale, FdI punterebbe su un sostegno alle pensioni minime

Manovra 2027, 6 fasce per la rivalutazione delle pensioni, ma rischiano di crearsi attriti

Nel complesso mosaico di tessere della nuova manovra finanziaria 2027 un posto d’eccezione, come sempre, merita la previdenza, tema caldissimo a ogni tornata elettorale, anche per il peso specifico delle risorse che muove.

La raccolta complessa delle risorse destinate alla nuova manovra finanziaria 2027 non farà infatti soltanto appello alle clausole di salvaguardia su difesa ed energia, al contributo di banche, assicurazioni e società energetiche o ai proventi della nuova Tobin Tax, ma raccoglierà risorse importanti anche dal mancato adeguamento all’inflazione di alcune fasce della popolazione, quelle con l’assegno pensionistico più ricco.

Un contributo differenziato che rischia di dividere

Si era già visto con l’ultima esplosione inflattiva di tre anni fa e anche questa volta si ipotizza un contributo differenziale per cercare di reperire risorse per un riequilibrio delle asimmetrie del sistema in questo contesto sfidante.

C’è però il rischio che il delicato passaggio della manovra dal Parlamento, dopo l’invio del disegno di legge alla Presidenza della Repubblica, apra nuove crepe nella maggioranza, visto l’orientamento asimmetrico tra le varie componenti della maggioranza. Ma procediamo con ordine.

Il testo della nuova manovra finanziaria per il 2027 prevede, come anticipato, all’articolo 55 dei limiti parziali alla rivalutazione integrale dei trattamenti pensionistici l’anno prossimo.

In particolare la nuova proposta del governo prevede l’introduzione di sei fasce previdenziali di rivalutazione dell’assegno pensionistico:

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    per la stragrande maggioranza degli assegni (circa l’85%) che si posiziona tra l’assegno minimo e l’importo pari a quattro volte questa cifra, quindi ai valori del 2026 tra 611,85 euro e 2447,4 euro lordi la prossima rivalutazione dell’inflazione sarà integrale.

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    Per le pensioni con assegno lordo tra 4 e 5 volte il trattamento minimo (quindi orientativamente tra 2.447 e 3.059 euro lordi) la rivalutazione sarà calcolata all’85%

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    Per gli assegni tra 5 volte e 6 volte il trattamento minimo (3.059-3.671 euro lordi) la rivalutazione con l’inflazione dei trattamenti sarà compressa al 53%

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    Tra 6 e 8 volte l’assegno minimo (3.671-4.894 euro) è prevista una rivalutazione dell’assegno al 47%

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    Per gli assegni tra 8 e 10 volte l’importo minimo (4.894-6.118 euro lordi) si decide una rivalutazione al 37%

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    Per gli assegni infine superiori a 10 volte il trattamento minimo, ossia superiori ai 6.118 euro l’indicizzazione all’inflazione avverrà al 32% soltanto.

Le risorse raccolte saranno rilevanti, ma l'impiego resta divisivo

La relazione tecnica alle nuove misure stima che si potranno reperire dalla minore spesa pensionistica 1,476 miliardi di euro l’anno nel prossimo triennio, ossia 885 milioni di euro ogni anno al netto degli effetti fiscali.
In 10 anni, anche considerando il calo degli impatti negli anni successivi ai primi, lo Stato dovrebbe risparmiare circa 14,24 miliardi di euro lordi, ossia circa 8,54 miliardi di euro netti.

Ma sull’impiego poi di queste risorse non c’è chiarezza, anzi potrebbero realizzarsi scenari di segno diverso.

L’esecutivo dovrebbe appostare le risorse ogni anno in un fondo apposito, circa 850 milioni di euro e la Lega di Matteo Salvini vorrebbe impiegare quelle risorse per finanziare la flessibilità in uscita, ossia permettere ad alcune categorie almeno l’uscita con quota 100, ossia con 64 anni di età e 36 anni di contributi versati.
Questo permetterebbe alla Lega di reclamare il superamento almeno parziale della Legge Fornero (con l’attuale età previdenziale minima di 67 anni) e strizzare l’occhio a un’ampia categoria elettorale. Le risorse però dai primi computi non sarebbero sufficienti e quindi si valuterebbero altri criteri o condizioni, come l’assunzione di un giovane in azienda.

Fratelli d’Italia avrebbe un altro orientamento e vorrebbe invece dirigere le risorse accantonate su un rafforzamento delle pensioni minime.
Per ora insomma le somme potrebbero essere messa da parte senza una decisione definitiva sulla destinazione finale, il caso tipico per lo sviluppo di tensioni in Parlamento nella fase di approvazione delle misure.

D’altronde anche Forsa Italia avrebbe un orientamento diverso sull’impiego di quelle risorse e punterebbe al sostegno dei lavoratori più fragili e vicini alla pensione. Una previdenza insomma, che nella nuova manovra, rischia per ora di essere tutt’altro che pacifica.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.

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