Nasdaq sotto pressione: inflazione, petrolio e Fed riportano il mercato con i piedi per terra

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

I Fed Funds Futures non prezzano ancora rialzi aggressivi della Fed, ma il mercato teme uno scenario “higher for longer”

Nasdaq sotto pressione: inflazione, petrolio e Fed riportano il mercato con i piedi per terra

“Mamma mia che sventola”

È probabilmente il primo pensiero guardando la candela odierna del Nasdaq dopo settimane di rialzo praticamente senza pause.

Il Nasdaq Composite perde l’1,76% a 25.812 punti, mentre lo S&P 500 cede lo 0,90%. A guidare le vendite sono proprio quei titoli che avevano trascinato il mercato nelle ultime settimane: semiconduttori, AI e mega cap tecnologiche.

Intel, Qualcomm e Micron arrivano a perdere oltre il 10%, segnale evidente di un mercato che sta improvvisamente riducendo l’esposizione sugli asset più aggressivi dopo una salita quasi parabolica.

E il motivo è abbastanza chiaro: il mix tra inflazione, petrolio e geopolitica torna improvvisamente molto pericoloso.


Inflazione USA più alta delle attese: la Fed si allontana dai tagli

Il dato CPI statunitense di aprile ha mostrato:

  • inflazione headline al 3,8% annuo,

  • core inflation al 2,8%,

  • dato mensile core a +0,38%.

Il principale responsabile resta l’energia. Il petrolio continua infatti a correre:

  • WTI sopra 102 dollari,

  • Brent vicino a 108 dollari.

Il mercato inizia quindi a temere che la Federal Reserve possa essere costretta a mantenere i tassi elevati più a lungo, o addirittura a valutare ulteriori strette se l’inflazione dovesse riaccelerare nei prossimi mesi.

I Treasury reagiscono immediatamente:

  • il rendimento del decennale USA risale al 4,43%,

  • il dollaro si rafforza,

  • e i multipli delle società growth vengono rimessi rapidamente in discussione.

Ed è proprio qui che nasce il problema per il Nasdaq: quando salgono tassi reali e rendimenti obbligazionari, i titoli tecnologici diventano molto più vulnerabili.


Medio Oriente e petrolio: il mercato teme uno shock stagflattivo

Sul fronte geopolitico il quadro si sta deteriorando.

Le indiscrezioni provenienti da Washington e Teheran parlano di un cessate il fuoco sempre più fragile. Il nodo centrale resta lo Stretto di Hormuz, punto strategico per il traffico petrolifero globale.

Il mercato teme che una nuova escalation possa:

  • far impennare ulteriormente il petrolio,

  • alimentare una nuova ondata inflazionistica,

  • e rallentare contemporaneamente la crescita globale.

È esattamente lo scenario che i mercati temono di più: stagflazione.


Ma i Fed Funds Futures non vedono ancora una Fed aggressiva

Ed è qui che emerge un aspetto molto interessante.

Nonostante il rialzo dell’inflazione e del petrolio, la curva dei Fed Funds Futures continua a indicare che il mercato non si aspetta una nuova stretta monetaria aggressiva da parte della Fed.

Secondo il CME FedWatch:

  • per la riunione del 17 giugno 2026 il mercato assegna una probabilità del 97,6% al mantenimento dei tassi nell’intervallo 3,50%-3,75%;

  • anche nelle riunioni successive prevale ancora lo scenario di tassi invariati;

  • solo verso fine 2026 e nel 2027 iniziano lentamente a salire le probabilità di tassi leggermente più alti.

Questo significa che gli operatori, almeno per ora, non credono a una Fed pronta a rilanciare un ciclo aggressivo di rialzi.


Il vero problema è un altro: “higher for longer”

Il mercato non teme tanto una Fed più dura, quanto una Fed bloccata.

In altre parole:

  • inflazione energetica persistente,

  • petrolio elevato,

  • e crescita economica più fragile

potrebbero impedire alla banca centrale americana di tagliare i tassi nel breve periodo.

Ed è uno scenario molto meno favorevole per Wall Street rispetto a quello che aveva alimentato il rally delle ultime settimane.

Fino a poco tempo fa il mercato scommetteva su:

  • soft landing,

  • inflazione in calo,

  • e Fed pronta ad allentare la politica monetaria.

Ora invece prende quota uno scenario diverso:

  • crescita meno brillante,

  • energia cara,

  • tassi alti più a lungo,

  • e multipli tecnologici sotto pressione.


Dal punto di vista tecnico il Nasdaq era arrivato in eccesso

Il grafico del Nasdaq evidenzia una situazione estremamente tirata.

Nasdaq sotto pressione: inflazione, petrolio e Fed riportano il mercato con i piedi per terra

Dai minimi di aprile l’indice aveva accelerato praticamente in verticale:

  • superando senza esitazioni le resistenze di area 26.300/26.500,

  • arrivando rapidamente a sfiorare i 29.500 punti.

Un movimento troppo veloce, troppo esteso e accompagnato da un entusiasmo crescente sul tema AI e semiconduttori.

Dopo un rally del SOX superiore al 50% in appena 25 sedute, bastava poco per innescare prese di profitto molto aggressive.

Per ora il movimento assomiglia ancora a una correzione dopo un eccesso rialzista, ma attenzione:

  • sotto area 28.500 il rischio di una fase correttiva più ampia aumenterebbe sensibilmente,

  • mentre supporti più importanti passano in area 27.500 e successivamente 26.500 punti.

La vera domanda adesso è una sola:

si tratta soltanto di una pausa tecnica dopo una corsa eccessiva oppure il mercato sta iniziando a prezzare un contesto macro molto più complicato per la seconda parte del 2026?

Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com