Il rally dei semiconduttori corre troppo?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

La corsa ai chip legati all’intelligenza artificiale ha assunto una forza autonoma: il Philadelphia Semiconductor Index aggiorna i massimi storici e ignora persino i segnali tecnici ribassisti

Il rally dei semiconduttori corre troppo?

Un rally verticale che ricorda le grandi fasi speculative del passato

Il settore dei semiconduttori continua a dominare la scena sui mercati globali. Il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) ha registrato un rialzo impressionante, guadagnando circa il 50% in appena 25 sedute di borsa, il rally più forte dai tempi della bolla dot-com del marzo 2000.

L’indice ha superato per la prima volta quota 10.000 punti a fine aprile ed è arrivato in area 11.775 punti l’8 maggio, aggiornando i massimi storici.

Il rally dei semiconduttori corre troppo?

Dal punto di vista grafico, il movimento appare quasi parabolico. Due settimane fa sul grafico settimanale era comparsa una candela “hanging man”, figura che normalmente segnala perdita di momentum e possibile inversione ribassista.

In questo caso però il segnale tecnico non ha funzionato: invece di correggere, il mercato ha accelerato violentemente al rialzo nella settimana successiva.

Questo è spesso uno dei segnali tipici delle fasi di euforia più intensa: anche i pattern ribassisti smettono temporaneamente di funzionare perché prevale la pressione degli acquisti.

AI, data center e memoria: cosa sta alimentando il boom

Il rally coinvolge ormai tutto il comparto. Ogni componente del SOX ha guadagnato almeno il 14% nelle ultime settimane. Alcuni titoli hanno registrato movimenti clamorosi:

  • Intel è salita di oltre il 100%, sostenuta dalle indiscrezioni su rapporti più stretti con Apple nel mondo AI e data center

  • Credo Technology e Astera Labs hanno più che raddoppiato il proprio valore grazie alla domanda esplosiva di infrastrutture AI

  • L’intero settore delle memorie ad alta banda e del networking per data center è stato travolto dagli acquisti

Dietro il movimento c’è soprattutto la corsa globale alla costruzione di infrastrutture AI. Gli hyperscaler americani stanno aumentando in modo aggressivo gli investimenti in:

  • data center,

  • memoria ad alta banda,

  • chip dedicati,

  • networking ad altissima velocità.

La domanda di HBM (High Bandwidth Memory), DRAM avanzate e acceleratori AI sta superando la capacità produttiva disponibile, alimentando un forte squilibrio tra domanda e offerta.

Il mercato si sta sganciando dalla macroeconomia?

Il tema centrale è che il settore dei semiconduttori sembra ormai essersi “sganciato” dal normale flusso delle notizie macroeconomiche.

Molti operatori hanno la sensazione che il mercato salga indipendentemente da:

  • dati economici,

  • tassi di interesse,

  • inflazione,

  • tensioni geopolitiche.

È esattamente questo aspetto che inizia a preoccupare alcuni investitori di lungo corso.

Tra i più prudenti c’è Michael Burry, diventato celebre per aver anticipato la crisi finanziaria del 2008.

Burry ha recentemente dichiarato che il rally dei titoli tecnologici del 2026 potrebbe concludersi “con un tonfo”, sostenendo che il mercato abbia ormai superato livelli di euforia difficilmente sostenibili.

Anche Marko Kolanovic, ex strategist di JPMorgan noto per aver individuato diversi turning point di mercato, invita alla cautela sul ritmo troppo accelerato del rialzo.

Perché questa volta potrebbe essere diverso rispetto al 2000

Va però detto che il paragone con il 2000 presenta anche differenze importanti.

All’epoca il boom tecnologico era trainato soprattutto dalle aspettative speculative sulla diffusione di internet e dei PC, mentre oggi gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno generando:

  • ordini reali,

  • investimenti infrastrutturali enormi,

  • domanda concreta di potenza computazionale.

I rialzisti sostengono quindi che questa volta la crescita degli utili possa effettivamente giustificare multipli molto elevati.

Ed effettivamente, a differenza della bolla internet di inizio anni 2000, oggi molte società del comparto AI e semiconduttori generano già flussi di cassa molto importanti e operano in mercati con domanda strutturalmente crescente.

Il rischio maggiore: non il trend, ma la velocità del rialzo

Dal punto di vista tecnico il trend resta fortissimo e al momento non mostra veri segnali di inversione. Tuttavia, movimenti quasi verticali come quello visto nelle ultime settimane tendono raramente a essere sostenibili all’infinito.

Più il rally accelera, più aumenta il rischio che anche semplici delusioni su:

  • utili,

  • guidance,

  • ordini,

  • capex AI,

possano provocare prese di profitto molto violente.

Il mercato dei semiconduttori resta quindi il cuore pulsante della nuova corsa globale all’intelligenza artificiale, ma proprio la velocità del rialzo rende sempre più importante distinguere tra:

  • trend strutturale di lungo periodo
    e

  • eccesso speculativo di breve termine.

La vera domanda non è “se” arriverà una correzione, ma “come” gestirla

In un trend così forte, la probabilità che prima o poi arrivi una correzione significativa è elevata.

Sarebbe quasi fisiologico dopo un rialzo del 50% in 25 sedute sul SOX. Il punto però è capire se una discesa rappresenterebbe l’inizio della fine oppure una pausa all’interno di un trend strutturale rialzista.

Storicamente i grandi bull market tecnologici funzionano così:

  • movimenti verticali,

  • correzioni improvvise anche del 20-30%,

  • nuova ripartenza verso massimi superiori.

Lo si è visto:

  • nel Nasdaq tra il 2016 e il 2021,

  • nei semiconduttori nel post Covid,

  • persino durante il boom AI del 2023-2025.

Comprare subito o aspettare?

Dipende molto dal tipo di investitore.

Chi entra dopo rialzi verticali rischia spesso di comprare sull’euforia. Per questo motivo, inseguire il mercato dopo settimane quasi paraboliche può essere pericoloso. In queste situazioni spesso è più razionale:

  • aspettare una fase di consolidamento,

  • attendere il ritorno verso supporti tecnici,

  • verificare se i volumi restano forti anche durante i ribassi.

In altre parole: meglio comprare sulla paura che sull’euforia.

La volatilità storica resta relativamente bassa

Interessante osservare come il violentissimo rally del Philadelphia Semiconductor Index (SOX) non sia stato accompagnato, almeno per ora, da una vera esplosione della volatilità storica a 3 mesi.

Il rally dei semiconduttori corre troppo?

Nel pannello superiore la volatilità resta infatti ancora relativamente contenuta rispetto ai picchi registrati durante le fasi più turbolente dello scorso anno.

Anzi, pur in risalita e sopra la propria media mobile esponenziale a 50 giorni, si mantiene lontana dai livelli estremi osservati tra marzo e maggio 2025.

Questo è un dettaglio tecnico importante perché suggerisce che il rialzo, almeno fino a questo momento, non sta assumendo ancora le caratteristiche tipiche di una fase di panico speculativo incontrollato.

Di solito le vere fasi terminali di euforia vedono:

  • accelerazione verticale dei prezzi,

  • aumento violentissimo della volatilità,

  • oscillazioni giornaliere sempre più ampie,

  • forte instabilità intraday.

Per ora il SOX mostra invece un trend fortissimo ma ancora relativamente ordinato dal punto di vista statistico.

Naturalmente questo non elimina il rischio di correzioni anche violente — soprattutto dopo un rialzo quasi parabolico — ma suggerisce che il mercato non è ancora entrato in una fase di isteria collettiva paragonabile ai momenti più estremi delle grandi bolle speculative del passato.

Il punto chiave: capire se il trend strutturale resta intatto

Finché:

  • gli investimenti AI continuano a crescere,

  • gli hyperscaler mantengono elevato il capex,

  • la domanda di chip e memoria resta superiore all’offerta,

  • gli utili del settore continuano a sorprendere positivamente,

ogni correzione rischia di trasformarsi più in una occasione tattica che in un vero cambio di trend.

Il problema nascerebbe invece se contemporaneamente si verificassero:

  • rallentamento della crescita degli utili,

  • taglio dei capex AI,

  • saturazione della domanda,

  • tassi reali in forte rialzo,

  • compressione dei multipli.

Attenzione però: i drawdown possono essere brutali

Anche nei trend rialzisti più forti, il settore semiconduttori è uno dei più volatili del mercato. Correzioni del:

  • 15%,

  • 20%,

  • persino 25-30%

sono assolutamente normali.

Chi investe in questo settore deve quindi accettare una volatilità molto più elevata rispetto al mercato generale. Il rischio più grande spesso non è la correzione in sé, ma la reazione emotiva dell’investitore durante la discesa.

Il mercato oggi sembra ragionare così

Al momento molti operatori stanno interpretando eventuali ribassi come semplici pause tecniche all’interno di un mega-trend AI di lungo periodo.

Ed è proprio questo il motivo per cui:

  • i ribassi durano poco,

  • i supporti vengono ricomprati rapidamente,

  • i flussi continuano a concentrarsi sui semiconduttori.

Finché questa narrativa resterà dominante, le correzioni potrebbero continuare a trasformarsi in opportunità di acquisto.

Il problema arriverà il giorno in cui il mercato inizierà a dubitare della sostenibilità della crescita AI. In quel momento anche le discese “normali” potrebbero trasformarsi in qualcosa di molto più violento.

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