Sanità, perché il livello record del Fondo Sanitario non basta
pubblicato:Il fabbisogno sanitario nazionale sale a 146,3 miliardi di euro ma le regioni denunciano risorse insufficienti e un rischio per le prestazioni essenziali, ecco perché

La nuova manovra finanziaria, o meglio il suo disegno di legge che si appresta a un decisivo passaggio parlamentare non privo di insidie e opportunità, incrementa con l’articolo 69 di 2,365 miliardi di euro il fabbisogno sanitario nazionale per il 2027, che sale quindi a circa 146,3 miliardi.
Altre risorse aggiuntive allo stesso sono previste per 2,352 miliardi di euro nel 2028 e per 2,399 miliardi di euro dal 2029.
Il fabbisogno sanitario nazionale standard è in pratica il livello totale delle risorse dedicate alla sanità italiana, la cifra significativa messa dallo Stato, anche inferiore alla spesa sanitaria totale, che solo a legislazione vigente (quindi al netto di intervento di Stato e regioni il Documento Programmatico di Finanza Pubblica del 2 ottobre indicava in crescita da 148,8 miliardi di euro previsti nel 2026 a 151,6 miliardi attesi nel 2027.
La differenza è data da una serie di voci che si aggiungono ai livelli essenziali del Sistema Sanitario Nazionali tracciati dal fabbisogno sanitario nazionale, poco meno di 10 miliardi da varie entrate proprie dell’SSN, dai ticket all’intramoenia a coperture regionali e di altro tipo diverse da quelle statali.
Se poi si considerasse la spesa sanitaria complessiva italiana, comprensiva di quella privata in carico alle famiglie si dovrebbero aggiungere circa 49 miliardi di euro nel 2025 e si arriverebbe già l’anno scorso a 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria nazionale totale.
Stando ai soli appostamenti statali al Fondo Sanitario (Fabbisogno sanitario nazionale), che la fondazione GIMBE nel suo recente rapporto conteggiava a 142,9 miliardi di euro nel 2026, l’aumento di 2,365 miliardi con la manovra in discussione dovrebbe portare il Fondo Sanitario 2027 a 145,265 miliardi. In realtà in una dichiarazione pubblica la premier Giorgia Meloni ha precisato che il Fondo Sanitario passa da 142,9 miliardi di euro a 146,3 miliardi perché l’aumento complessivo è di 3,4 miliardi di euro. Lo scarto tra i 2,4 miliardi della nuova legge si arricchisce infatti di un miliardo di euro di risorse ereditato dalla vecchia manovra.
Perché le regioni dicono no, dall'inflazione alle carenze strutturali o congiunturali da coprire
Tutto a posto dunque? Niente affatto, le regioni, anche quelle di destra hanno alzato le barricate contro risorse ritenute troppo basse e inadeguate. Eppure il Fondo Sanitario Nazionale aggiorna il record storico per risorse appostate e se la spesa effettiva è interno al 6,3% del Pil, il Fondo Sanitario Nazionale è al 6,14% del Pil Nominale atteso quest’anno.
I numeri però non sono solo questi.
Soltanto l’inflazione già acquisita dall’Italia era pari a fine ottobre al 3,4%, che sul Fondo Sanitario Nazionale 2026 da 142,9 miliardi significa un rincaro automatico dell’ordine di 4,85 miliardi di euro, solo per fare le stesse cose.
E’ vero che l’inflazione delle prestazioni sanitarie ha la sua articolazione e le peculiarità, ma è questo l’ordine di grandezza delle risorse necessarie a mantenere le cose come stanno. Cosa che già non basta perché se la denatalità in teoria riduce la domanda scolastica (ma in pratica è il contrario), l’invecchiamento della popolazione aumenta invece matematicamente, irrimediabilmente la domanda di sanità.
Oltretutto, come noto, dal Covid in poi, carenze di personale, di struttura, di competitività dell’offerta economica del Sistema Sanitario Nazionale rispetto all’estero e spesso al privato hanno colpito non poco il mondo italiano della salute.
Mancano banalmente per numero gli infermieri in Italia, sono il 29% in meno della media OCSE, mentre il consistente numero di medici in valore assoluto (5,8 per 1.000 abitanti) non riesce a coprire le necessità del Sistema Sanitario Nazionale che perde incisività e sostenibilità: i dati Gimbe recente elaborati sul report del Ministero della Salute dell’agosto 2026 indicano che nel 2025 le dimissioni dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti!
Non basta insomma difendere lo statu quo, ma bisogna invertire una rotta e quindi aumentare ancora le risorse. La Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha quantificato in 6,818 miliardi di euro il fabbisogno aggiuntivo di risorse solo per il 2027. Si tratta proprio dell’incremento ritenuto necessario per il Fondo Sanitario Nazionale l’anno prossimo e le stime di 5,45 e 5,75 miliardi nei due anni successivi indicano un fabbisogno aggiuntivo indicato oltre i 18 miliardi di euro.
Solo per l’anno prossimo è il doppio delle risorse appostate dal governo: su un tema caldissimo come la sanità che sarà sicuramente oggetto del dibattito elettorale. Sono a rischio i livelli essenziali di assistenza, denunciano le Regioni. Sicuramente se ne riparlerà anche in Parlamento.