Semiconduttori sotto pressione: Technoprobe crolla e STM rompe il supporto a 42,50 euro
pubblicato:Technoprobe viola la media a 100 giorni e la trendline rialzista; STM scende sotto 42,50 euro e conferma il deterioramento del quadro tecnico

La seduta resta caratterizzata dalle vendite sui semiconduttori e dai crescenti dubbi sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
L’indice statunitense dei semiconduttori, il SOX, perde circa il 2%, nonostante la maggioranza dei componenti dell’S&P 500 registri variazioni positive.
Questa divergenza mostra che non siamo ancora davanti a una fuga generalizzata dal mercato azionario, ma a una riduzione dell’esposizione concentrata sui settori maggiormente favoriti negli ultimi mesi dal tema dell’AI.
A Piazza Affari la correzione colpisce soprattutto Technoprobe, in calo del 10,33%, e STMicroelectronics, che perde il 3,82%.
Crescono i dubbi sul finanziamento dell’AI
Le preoccupazioni riguardano soprattutto la quantità di capitale necessaria per costruire data center, impianti energetici e infrastrutture digitali.
Secondo quanto riportato da MF-NW, l’amministratore delegato di Broadcom, Hock Tan, ha indicato nella disponibilità di finanziamenti un possibile limite alla crescita del settore.
Anche il numero uno di Goldman Sachs, David Solomon, ha richiamato l’attenzione sull’aumento del costo del capitale e sul rischio che alcuni progetti non riescano a produrre una redditività sufficiente.
Il problema non è quindi la domanda immediata di capacità di calcolo, che rimane elevata, ma la possibilità che l’enorme quantità di investimenti prevista possa essere finanziata senza compromettere bilanci e rendimenti futuri.
CoreWeave resta sotto osservazione per il crescente rischio di credito, mentre le rassicurazioni dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, sulla solidità finanziaria del gruppo contribuiscono soltanto in parte ad attenuare le vendite.
PPI USA al 6,3%: nuova pressione sulla Federal Reserve
A peggiorare il quadro contribuiscono i prezzi alla produzione statunitensi, aumentati a settembre dell’1,3% mensile e del 6,3% annuo, il ritmo più elevato dalla fine del 2022. La componente core è cresciuta dello 0,7% mensile, nettamente sopra il +0,3% previsto.
Il dato conferma che le pressioni inflazionistiche si stanno estendendo oltre il comparto energetico e rafforza la possibilità di un nuovo intervento della Federal Reserve. Il mercato incorpora circa 28 punti base di rialzi entro dicembre.
Il rendimento del Treasury decennale scende comunque verso il 5,10%, sostenuto dagli acquisti difensivi.
La flessione dei rendimenti non rappresenta quindi necessariamente un segnale favorevole: riflette anche il timore che l’inflazione elevata, insieme al rallentamento dei consumi reali, possa indebolire la crescita.
Le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,8%, ma il gruppo di controllo è cresciuto soltanto dello 0,15%, contro il +0,30% atteso. Parte dell’incremento nominale della spesa deriva inoltre dal maggiore costo della benzina.
Il quadro che emerge è scomodo per la Fed: inflazione in accelerazione, consumi ancora positivi ma meno solidi e mercato del lavoro sostanzialmente congelato.
Technoprobe rompe trendline e media a 100 giorni
Technoprobe scende in area 27,96 euro, accompagnata da un forte incremento dei volumi.

La seduta determina la violazione simultanea:
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della media mobile esponenziale a 100 giorni, passante intorno a 29,10 euro;
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della trendline rialzista tracciata dai minimi di marzo;
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dell’area di sostegno compresa tra 28,80 e 29,20 euro.
La combinazione tra ampiezza della candela, volumi elevati e rottura dei supporti rende il segnale particolarmente significativo.
Il primo sostegno si trova in area 27,50 euro. Sotto questo livello aumenterebbe il rischio di una discesa verso 26-26,30 euro, fascia già verificata tra agosto e settembre. Un’ulteriore violazione proietterebbe il titolo verso 24,50-25 euro.
Per attenuare il segnale negativo, Technoprobe dovrebbe recuperare rapidamente 29,10-29,50 euro. Finché rimane sotto questa fascia, eventuali rimbalzi rischiano di configurarsi come semplici pullback verso i supporti appena violati.
STM perde il sostegno fondamentale a 42,50 euro
Anche STMicroelectronics fornisce un segnale tecnico negativo. Il titolo scende a circa 41,55 euro, dopo avere raggiunto un minimo intraday vicino a 39,55 euro.

I prezzi hanno violato il supporto orizzontale di 42,50 euro, che aveva contenuto ripetutamente le discese tra luglio e settembre, e rimangono nettamente sotto la media mobile esponenziale a 100 giorni, ora in area 47 euro.
La capacità di recuperare dai minimi intraday segnala la presenza di compratori intorno a 39,50-40 euro, ma non cancella la rottura del supporto. Finché STM rimane sotto 42,50, il quadro resta esposto a nuove discese verso 39,50 euro, quindi verso 37,50 e 35,50 euro.
Il ritorno sopra 42,50-43 euro rappresenterebbe un primo segnale di stabilizzazione. Per ottenere un miglioramento più consistente sarebbe però necessario recuperare almeno 45 euro, mentre la media a 100 giorni in area 47 continuerebbe a rappresentare l’ostacolo principale.
Una correzione settoriale, per ora
Il fatto che gran parte dell’S&P 500 riesca a salire mentre i semiconduttori arretrano indica una rotazione settoriale più che un’ondata indiscriminata di vendite.
Il rischio è però che la debolezza si propaghi. I semiconduttori hanno rappresentato uno dei principali motori del rialzo e sono presenti con pesi rilevanti nei maggiori indici tecnologici.
Una correzione prolungata del comparto potrebbe quindi diventare un problema anche per Nasdaq e S&P 500.
Le rotture tecniche di Technoprobe e STM rappresentano in questo senso un avvertimento: il mercato non sta più premiando automaticamente qualsiasi società collegata all’intelligenza artificiale e comincia a distinguere tra crescita industriale, valutazioni e capacità finanziaria di sostenere gli investimenti.
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