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TIM, Moody’s alza il rating e fa il punto sulla cessione

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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La promozione incoraggia gli acquisti in una seduta difficile. Secondo gli analisti la crescita della redditività rafforzerà la nuova società dopo la vendita della rete fissa

TIM, Moody’s alza il rating e fa il punto sulla cessione

Fra i pochi titoli positivi di oggi a Piazza Affari c’è TIM: l’azione segna un rialzo dello 0,81% a 22,46 centesimi dopo un primo allungo a quota 22,8. A incoraggiare i corsi la promozione di Moody’s: il rating sale da B1 a Ba3 con outlook positivo.

L’agenzia termina la revisione avviata fin dallo scorso 6 novembre 2023, quando Telecom Italia ha annunciato la vendita della rete fissa di Netco al fondo KKR per un enterprise value da 18,8 miliardi di euro che potrebbero salire a 22 miliardi in caso si concretizzassero gli earn-out previsti, ossia l’eventuale fusione con Open Fiber, modifiche regolamentari favorevoli o incentivi di settore entro fine 2025.

Fondamentale anche il passaggio dello scorso 30 maggio quando l'Antitrust europeo ha approvato la transazione. In pratica dopo questi via libera e quello dello Stato Italiano ai sensi del Golden Power, è diventato sempre più chiaro che la cessione storica della rete di fissa di TIM alla fine si farà davvero.

“Senza più bisogno di altre approvazioni, Moody’s crede che il rischio che la transazione non si chiuda con successo secondo i termini annunciati sia molto limitato”, riporta il comunicato dell’agenzia.

A quanto pare ci siamo quindi, d’altronde i piani prevedono la vendita di Netco entro l’estate 2024. L’aggiornamento del rating di Moody’s è però anche l’occasione per fare il punto sull’operazione.

Tim, Moody’s promuove le prospettive del gruppo

“La promozione a Ba3 riflette il significativo miglioramento del profilo finanziario della società grazie all’attesa di un taglio del debito di oltre 14 miliardi di euro, che compenserà ampiamente la contrazione del suo profilo di business - ha spiegato Ernesto Bisagno, vicepresidente e senior credit officer di Moody’s – L’outlook positivo riflette le recenti e solide performance operative e la nostra previsione che le metriche di credito di Telecom Italia miglioreranno nei prossimi due anni supportate dal recupero in corso degli utili”.

E’ vero, la cessione sarà una cura dimagrante formidabile per TIM, lascerà a KKR la rete fissa di telecomunicazioni primaria e secondaria con tutte le strutture collegate e toglierà dal perimetro del business una fonte stabile e prevedibili di ricavi collegati a un’attività regolata esponendo il gruppo alla volatilità del mercato domestico.

A TIM resta il pieno controllo dell’infrastruttura attiva nel mobile, compresa la proprietà della maggiore quota di frequenze in Italia, le reti di accesso radio, l’IP Backbone, i data center e altro ancora. Compresi il Brasile (che rimane una fonte di profitti) e i servizi alle imprese. Con la separazione TIM dovrebbe anche ottenere una maggiore flessibilità commerciale per competere nel duro mercato italiano delle tlc.

TIM, l’agenzia di rating prevede un importante miglioramento del leverage

Ma l’upgrade di Moody’s si basa soprattutto sull’attesa di un miglioramento della solidità patrimoniale del gruppo, di un consolidamento delle sue performance e delle sue metriche creditizie. Per l’agenzia migliorerà infatti il leverage, ossia il rapporto tra debito netto ed ebitda adjusted che già a bocce ferme con l’operazione dovrebbe ricevere una bella sforbiciata da 5,6x a 3,3x.

Il rapporto tra debito netto ed ebitda adjusted, ossia tra debito e risultati della gestione caratteristica è un indicatore fondamentale in finanza perché misura la capacità di generare flussi della società per gestire il debito.
Moody’s parte da un pro-forma sui dati di TIM nel 2023 in calo a 3,3x, ma si aspetta che possa migliorare ancora e scendere a 3,0x l’anno prossimo.

Alla base di tutto la crescita dell’ebitda. La fase positiva è già in corso e secondo l’agenzia sono tre i motivi principali di questo miglioramento della redditività: il miglioramento delle performance nel retail con maggiori ricavi medi per utente e minor tasso di abbandoni; la forte crescita del business con le imprese grazie anche all’integrazione di vari servizi, dal cloud alla security all’IoT integrato, fino alla forza del Brasile.

Ci sono delle incognite comunque: per Moody’s il gruppo TIM dovrebbe chiudere quest’anno con un flusso di cassa fortemente negativo, per circa 1,2 miliardi di euro, collegato a costi una tantum, tassi d’interesse elevati e gestione del circolante netto. Ma l’anno prossimo dovrebbe esserci il breakeven e c’è anche un potenziale bilanciamento con i possibili introiti fino a un miliardo di euro derivanti dalla vittoria di un contenzioso contro lo Stato risalente a casi del 1998. A questo si potrebbero aggiungere i proventi della vendita di Sparkle. In ogni caso TIM dovrebbe avere liquidità per oltre 10 miliardi al closing della vendita della rete, anche se sembra chiaro che ci ripagherà il debito.

Alla fine nei prossimi mesi l’evoluzione potrà essere positiva se il leverage scivolerà sotto quota 3,0x o negativa se salirà sopra quota 4,0x. Tutto dipenderà dai flussi di cassa, quindi dall’ebitda. Ma il momento sembra appunto positivo.

Il titolo TIM sembra ancora pericoloso e volatile a Piazza Affari, ma almeno sul fronte industriale emerge una crescente visibilità.