Utility sotto tono, ma il quadro è complesso

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
5 min

L'ultima di ottava è in rosso per le azioni di ex-municipalizzate come A2A ed Hera, potrebbe essere una pausa dopo performance a doppia cifra o un'opportunità di ingresso, ecco cosa valutare

Utility sotto tono, ma il quadro è complesso
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In queste ultime ore della prima ottava dell’anno il settore delle utility mostra debolezza a livello europeo. L’indice di settore EURO STOXX Utilities segna un calo dello 0,32% che pare contradditorio con altre indicazioni di mercato, come quella che arriva dai rendimenti dei titoli di Stato che sono in calo e solitamente si muovono invece in direzione opposta a quella dei titoli dei servizi essenziali (anche se sarebbe più appropriato dire che sono le utility e muoversi in direzione opposta ai rendimenti).

Utility, un movimento anomalo?

Può infatti essere utile ricordare che le utility – un settore in perenne evoluzione che copre servizi ritenuti essenziali come l’elettricità, il riscaldamento, la fornitura idrica etc. – sono tendenzialmente molto indebitate perché devono investire in infrastrutture fisiche costose e quindi tendono a trarre un certo sollievo reddituale da un eventuale calo degli interessi sul debito che può derivare da rendimenti più bassi sul mercato o al contrario sono appesantite da un rincaro del servizio del debito.

Si tratta di un presupposto che guida le analisi settoriali, non sempre a ragione, visto che spesso le utility sono riuscite negli ultimi anni a contenere in maniera importante il debito e il leverage spuntando così la redditività necessaria ad assolvere la loro seconda grossa promessa: il dividendo. Fatto sta che in chiusura di ottava il settore in Europa soffre a fronte di rendimenti stabili o in calo.

Per esempio quello del BTP decennale italiano segna una nuova flessione di 2 punti base al 3,51% con uno spread di 67 punti base su quello del Bund tedesco che nell’ultimo anno si è avvicinato al 2,84% e oggi è pressoché invariato.

Utility, il peso delle utenze a Piazza Affari

A Milano invece le vendite su diverse utility sono anche pesanti. Il Ftse Italia Utenze segna un calo dello 0,62% e diversi titoli del comparto segnano performance nettamente peggiori. È vero che, come per il paniere europeo, si viene da un lungo rally che ha avuto due ordini di motivazioni principali: il calo dei tassi d’interesse della BCE in primis e il forte appeal del settore energetico in vista della crescita dei consumi promessa dall’AI e dai sui suoi server. Ma oggi i malumori prevalgono. Il Ftse Italia Utenze negli ultimi 6 mesi ha guadagnato il 15% e nell’ultimo anno il 30%, una performance non difforme in effetti da quella del Ftse MIB che d’altronde ne è fortemente influenzato. Il terzo titolo più pesante del paniere di Milano con un “weight” del 10,3% circa è infatti Enel che in queste ore limita i danni allo 0,31%, ma se si allarga al Ftse Italia All Share l’analisi si nota che le utility pesano un terzo delle banche, ma un settimo di tutto il paniere, possono quindi fare la differenza in diverse fasi.

Utility, due tipi essenzialmente a Milano

Oggi tutto il comparto è in rosso e fa peggio a partire dalle ex municipalizzate.

Chi sono? Sostanzialmente il comparto a Milano si divide tra colossi nazionali, spesso operatori di infrastrutture a monopolio naturale e forte partecipazione pubblica, e colossi locali, spesso multiutility che offrono un certo numero di servizi diversi e registrano anch’esse una forte partecipazione pubblica, ma non da parte del governo centrale, piuttosto da parte dei comuni, delle regioni e degli enti locali sui cui territori i servizi stessi insistono. Da qui il nome un po' datato di ex-municipalizzate (perché una volta erano pubbliche e poi furono in parte privatizzate e quotate).

Nel migliore dei casi è una sana simbiosi tra istanze politiche del territorio e gestione economica e industriale dei suoi consumi primari, nella peggiore una commistione di interessi spesso artatamente mantenuta indenne dai rischi di una reale concorrenza.

Ciascun cittadino ha sotto gli occhi, spesso caso per caso, il polo verso cui il proprio provider propende.

Comunque sia a Milano in queste ore Iren perde (diciamo nord-est) perde il 2,43%; A2A (diciamo Lombardia) perde l’1,81%; Hera (diciamo Emilia-Romagna Nord-Est) il’1,53% e Acea (big del Lazio, ma con vocazione più idrica che energetica) l’1,37% Sono quindi le ex-municipalizzate le peggiori.

Utility, il caso contingente di Snam e Italgas

Su Italgas (-1,33%) e Snam (-0,78%) il discorso è un po’ diverso: le operazioni di rifinanziamento di un bond ESG convertibile in azioni di Italgas hanno un po’ smosso le acque e siamo di fronte a riposizionamenti. Italgas controlla sostanzialmente l’ultimo miglio della rete gas degli italiani (specialmente dopo avere conquistato il maggior concorrente 2i Rete Gas che stava per quotarsi e nel contesto attuale delle nuove gare d’ambito che ne stanno sancendo una pervasiva penetrazione), mentre Snam gestisce la rete nazionale del gas più a monte, compresi i suoi collegamenti internazionali tra condotte/pipeline e terminal di rigassificazione.

Appena l’altro ieri Snam è riuscita a collocare bond ESG convertibili per mezzo miliardo al 2031 all’1,75% (i lotti minimi erano da 100 mila euro per investitori qualificati) e a ricomprare il 98,9% dei precedenti convertibili al 2028 da mezzo miliardo (titoli da 100 mila euro di nominale che pagavano il 3,25% ricomprati a 176.750 euro).

L’operazione, su titoli convertibili in azioni Italgas (ma sostanzialmente a scelta di Snam) è ancora in corso – sarà regolata il prossimo 14 gennaio – ma soprattutto implicava un premio tra il 22,5% e il 27,5% del prezzo di riferimento delle azioni di Italgas, notizia che ha scaldato sia i prezzi di quest’ultima che quelli di Snam.

Oggi c’è un riassesto relativo (su valori comunque migliori), mentre nel comparto altri titoli perdono quota, come Terna (-0,85%) ed Enel (-0,37%).

Difficile dire se sia un’opportunità di ingresso, una pausa dal rally o l’avvio di una correzione più significativa. Come gran parte dei titoli azionari dei listini, le utility hanno guadagnato terreno e hanno “motivi” forse per salire ancora.

A livello europeo, per esempio, con un P/E forward da 15x sembrano correttamente prezzati.

L’incognita sembra per certi versi la stessa di un settore affatto diverso, come quello dell’AI: i grandi investimenti effettuati e previsti si trasformeranno in utili adeguati?

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