Asia-Pacific in declino. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,21%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una seduta in brusca frenata per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq Composite, deprezzatosi di un netto 2,03% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista è stata largamente confermata. Il clima negativo torna a essere condizionato dall'intelligenza artificiale. Sullo sfondo resta il timore dello scoppio di una bolla ma nelle ultime settimane i riflettori si sono spostati soprattutto sull'impatto che la nuova tecnologia può avere sul business delle aziende attive in particolare nel comparto dei software, con significative perdite registrate giovedì per esempio da Autodesk e Palantir. Andamento che si è riflesso anche nelle performance negative di colossi asiatici dell'It come le giapponesi Trend Microe Ns Solutions o le indiane Tata Consultancy Services e Infosys. E la tendenza in negativo per la regione si concretizza in un declino di quasi l'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in recupero di circa lo 0,20% a fronte di un netto indebolimento di intorno allo 0,50% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,21% (fa anche peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dell'1,63%), scivolando sotto i 57.000 punti dopo che giovedì aveva anche raggiunto per la prima volta i 58.000 punti in intraday. Per Naoki Tamura, membro del board della Bank of Japan (BoJ), i tassi restano considerevolmente "distanti" in Giappone dalla cosiddetta neutralità, ovvero da livelli che non accelerino né ostacolino la crescita. "L'inflazione underlying è gradualmente aumentata ed è molto vicina a stabilizzarsi sul 2% il che rende molto probabile che entro questa primavera il nostro target possa essere considerato raggiunto", ha notato, indicando la sua preferenza per un nuovo rialzo del costo del denaro nel breve periodo, dopo i due da 25 punti base decisi nel 2025, che avevano portato i tassi sullo 0,75% attuale.

In gennaio i prezzi delle case nelle 70 maggiori città della Cina sono scesi del 3,1% annuo, in ulteriore peggioramento rispetto al 2,7% di dicembre (e al 2,4% di novembre). Secondo i calcoli di Reuters, su base sequenziale i prezzi sono invece calati dello 0,4% come nei due mesi precedenti (0,5% in ottobre). In 62 delle 70 città oggetto dell'analisi è stata segnata una contrazione dei prezzi su base mensile, contro le 58 di dicembre. Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono l'1,26% e l'1,25% rispettivamente, contro un declino dell'1,05% per lo Shenzhen Composite. Male Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in calo di circa l'1,70% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in frenata dell'1,60%). A Seoul il Kospi ha segnato un ribasso dello 0,28% restando comunque sopra i 5.500 punti (dai massimi di 5.522,27 punti di giovedì), mentre a Sydney è stata dell'1,39% la perdita dell'S&P/ASX 200 in chiusura.

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