BCE tra prudenza e falchi: la battaglia contro l'inflazione non è ancora finita

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

Lagarde frena le aspettative: il tasso neutrale non determina le decisioni sui tassi

BCE tra prudenza e falchi: la battaglia contro l'inflazione non è ancora finita
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Lagarde raffredda le aspettative: il tasso neutrale non guida le decisioni della BCE

Le dichiarazioni arrivate nelle ultime ore mostrano una Banca Centrale Europea impegnata a trovare un equilibrio delicato tra il rischio di lasciare correre l'inflazione e quello di frenare eccessivamente un'economia che continua a mostrare una crescita modesta.

Christine Lagarde ha voluto chiarire un punto importante: il cosiddetto tasso neutrale, ovvero il livello dei tassi che non stimola né rallenta l'economia, non viene utilizzato come riferimento operativo diretto nelle decisioni di politica monetaria.

La precisazione arriva dopo che il capo economista Philip Lane aveva stimato il tasso neutrale tra 1,75% e 2,50%, un intervallo che comprende l'attuale tasso sui depositi del 2,25%.

Molti osservatori avevano interpretato quella stima come un possibile via libera a ulteriori rialzi senza entrare in territorio restrittivo.

Lagarde ha però voluto smorzare queste letture, ribadendo che il Consiglio direttivo continua a basarsi principalmente sui dati economici e sull'evoluzione dell'inflazione.

L'inflazione preoccupa ancora, ma non siamo nel contesto del 2021-2022

La presidente della BCE ha descritto l'attuale fase come uno scenario intermedio. Lo shock inflazionistico legato all'energia e alle tensioni geopolitiche è abbastanza significativo da richiedere attenzione, ma non presenta ancora le caratteristiche che portarono alla stretta monetaria record del 2022.

Secondo Lagarde non vi sono segnali evidenti di disancoraggio delle aspettative di inflazione né effetti di secondo livello sufficientemente forti da giustificare un intervento particolarmente aggressivo.

La situazione attuale è infatti diversa rispetto a quella vissuta durante la crisi energetica post-pandemica:

  • il mercato del lavoro europeo resta relativamente solido;

  • i redditi delle famiglie sono più elevati;

  • le catene di approvvigionamento non mostrano più le criticità osservate nel 2021-2022;

  • l'accordo tra Stati Uniti e Iran sta contribuendo a ridurre la pressione sui prezzi energetici.

Per questo motivo la BCE continua a mantenere un approccio prudente, evitando per ora di impegnarsi in un nuovo ciclo di rialzi.

I falchi però non mollano: Wunsch lascia aperta la porta a un altro aumento

Se Lagarde appare orientata alla cautela, all'interno del Consiglio direttivo non mancano posizioni più aggressive.

Pierre Wunsch, governatore della banca centrale belga e tradizionalmente uno dei membri più "falchi" della BCE, ha dichiarato che un ulteriore rialzo di 25 punti base potrebbe diventare necessario già nella prossima riunione qualora emergessero ulteriori segnali di diffusione dell'inflazione oltre il comparto energetico.

L'attenzione è concentrata soprattutto sul settore dei servizi, dove l'inflazione è risalita al 3,5% dal 3,0%, un dato che potrebbe indicare pressioni più persistenti rispetto a quelle derivanti esclusivamente dall'energia.

Wunsch ha persino ipotizzato una strategia molto pragmatica: alzare i tassi per precauzione e ridurli successivamente qualora i dati mostrassero un rapido raffreddamento delle pressioni inflazionistiche.

Cosa aspettarsi adesso

Il mercato continua a ritenere possibile un nuovo intervento della BCE nei prossimi mesi, ma le probabilità dipenderanno quasi esclusivamente dai dati in arrivo su inflazione, salari e servizi.

L'impressione è che il Consiglio direttivo stia entrando in una fase di forte dipendenza dai dati ("data dependent"), nella quale ogni pubblicazione macroeconomica potrebbe modificare sensibilmente le aspettative sui tassi.

Per ora la BCE non sembra intenzionata a replicare la stretta del 2022, ma il messaggio emerso dalle dichiarazioni di Lagarde e Wunsch è chiaro: la battaglia contro l'inflazione non è ancora considerata conclusa e la porta a un ulteriore rialzo dei tassi resta aperta.

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