Bitcoin e oro alla prova delle resistenze: vera ripartenza o soltanto un grande return move?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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Bitcoin deve superare gli 80.000 dollari, oro alle prese con area 4.670-4.690: i breakout diranno se il rally può continuare

Bitcoin e oro alla prova delle resistenze: vera ripartenza o soltanto un grande return move?

Bitcoin torna a 80.000 dollari, ma adesso arriva il vero test tecnico

Dopo un luglio disastroso, Bitcoin ha rialzato con decisione la testa. Il recupero delle ultime settimane ha riportato la principale criptovaluta a ridosso degli 80.000 dollari, livelli che non si vedevano da circa tre mesi, con un progresso superiore al 20% nell’ultima settimana.

Un movimento potente, alimentato dalla discesa dei rendimenti dei Treasury, dallo short squeeze e dal ritorno degli acquisti attraverso gli ETF spot.

Dal punto di vista tecnico, tuttavia, proprio adesso Bitcoin si trova davanti a un passaggio decisivo.

80.000 dollari separano il rimbalzo da un possibile cambio di scenario

Il grafico giornaliero mostra con chiarezza il problema. Da ormai sei sedute Bitcoin sta lavorando a contatto con la parte inferiore della vecchia flag ribassista sviluppatasi a partire dal minimo di febbraio.

La base della figura era stata violata all'inizio di giugno, generando un forte segnale negativo e aprendo la strada alla discesa verso 57.500 dollari, sostanzialmente coincidente con il target teorico ottenuto proiettando verso il basso l'ampiezza della flag dal punto di breakout.

Bitcoin e oro alla prova delle resistenze: vera ripartenza o soltanto un grande return move?

Proprio da area 57.500 è però partita una reazione estremamente violenta, che in poche settimane ha riportato Bitcoin verso 80.000 dollari.

È qui che si concentra il dubbio tecnico principale: siamo davanti all'inizio di una nuova fase rialzista oppure soltanto a un grande return move verso la vecchia base della flag, che da supporto si è trasformata in resistenza?

La risposta potrebbe arrivare molto presto. Una chiusura giornaliera confermata sopra area 80.000 permetterebbe ai prezzi di rientrare nella precedente struttura e ridurrebbe sensibilmente il rischio che i livelli attuali rappresentino un massimo di periodo.

In questo scenario aumenterebbero le probabilità di un'estensione inizialmente verso 83.500-84.000 dollari e successivamente verso area 90.000-93.000.

Fino a quando questo breakout non arriverà, tuttavia, è opportuno non confondere la violenza del rimbalzo con la conferma di un nuovo trend rialzista.

Una discesa sotto 75.000 dollari rappresenterebbe un primo serio campanello d'allarme e potrebbe riaprire rapidamente spazio per una correzione nell'ordine dei 10.000 dollari, riportando Bitcoin verso la fascia 65.000-67.000, dove transitano anche le medie mobili di medio periodo.

Treasury, short squeeze ed ETF: cosa c'è dietro il rally

La forza del recupero non nasce soltanto dal grafico. Un catalizzatore importante è arrivato dagli Stati Uniti, dove il forte aumento dei rendimenti a lunga scadenza ha spinto il Tesoro ad ampliare il programma di riacquisto del debito.

La conseguente attenuazione delle tensioni sui Treasury è stata interpretata da una parte del mercato come una forma indiretta di allentamento delle condizioni finanziarie.

È importante però distinguere questo meccanismo dal quantitative easing: un buyback del Tesoro modifica la gestione e la composizione del debito, ma non equivale alla creazione di nuova moneta da parte della Federal Reserve.

È stata soprattutto la percezione di un intervento volto a contenere i rendimenti a riaccendere il cosiddetto “debasement trade”, cioè la ricerca di attività considerate più protette dal rischio di erosione del potere d'acquisto delle valute.

Bitcoin beneficia particolarmente di questa narrativa perché la sua offerta massima è fissata dal protocollo a 21 milioni di unità. In un momento in cui tornano al centro del dibattito deficit, debito pubblico e sostenibilità fiscale americana, questa scarsità programmata torna quindi a essere uno degli argomenti utilizzati dagli investitori favorevoli alla criptovaluta.

A rendere esplosivo il movimento ha contribuito anche un forte short squeeze. Il rapido rialzo ha costretto numerosi operatori posizionati al ribasso a ricomprare Bitcoin per chiudere le proprie posizioni, trasformando le liquidazioni in ulteriore domanda e amplificando la velocità del recupero.

Ma forse il segnale più interessante arriva dalla domanda meno speculativa. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato nuovi afflussi, confermando che l'interesse istituzionale non è scomparso durante la correzione estiva.

È un elemento importante perché suggerisce che, accanto al trading di breve termine, continua il processo di integrazione degli asset digitali nei portafogli tradizionali.

Il quadro è quindi particolarmente interessante: fondamentali e condizioni finanziarie hanno alimentato un recupero molto forte, ma il grafico dice che Bitcoin è arrivato esattamente dove deve dimostrare qualcosa.

Sopra 80.000 dollari il rally acquisterebbe una qualità tecnica decisamente diversa; un nuovo rifiuto della resistenza, seguito dalla perdita di 75.000, renderebbe invece molto più credibile l'ipotesi del semplice return move.

Anche l’oro davanti al test della verità

Un andamento sorprendentemente simile a quello del Bitcoin si osserva sull’oro, che dopo il violento recupero partito dai minimi di luglio è arrivato a sua volta a contatto con una resistenza tecnica di grande importanza.

Bitcoin e oro alla prova delle resistenze: vera ripartenza o soltanto un grande return move?

Le quotazioni hanno recuperato prima la media mobile a 100 giorni e successivamente i livelli di Fibonacci del 50% e del 61,8%, spingendosi fino in area 4.670-4.690 dollari, dove passa il ritracciamento del 78,6% dell’ultima gamba ribassista.

È questa la barriera che il metallo prezioso dovrà superare con decisione per dimostrare che il movimento delle ultime settimane non rappresenta soltanto una potente reazione tecnica temporanea.

Una rottura confermata di area 4.690 aprirebbe spazio verso 4.890, mentre un nuovo rifiuto della resistenza riporterebbe l’attenzione dapprima su 4.525 e quindi su 4.415 dollari.

Del resto, in questa fase oro e Bitcoin stanno reagendo in buona parte alle medesime spinte macro-finanziarie: calo dei rendimenti reali e nominali, timori sulla sostenibilità del debito americano, interventi del Tesoro sul mercato obbligazionario e ritorno del cosiddetto debasement trade.

Due asset profondamente diversi, ma che il mercato sta utilizzando, almeno in questa fase, come strumenti alternativi per proteggersi dal rischio di progressiva erosione del valore delle valute tradizionali.

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