Davos al via, la delegazione USA più grande si sempre lancia un segnale nuovo
pubblicato:Trump porta i suoi (politici e imprenditori) e si parlerà sicuramente di geopolitica a partire dalla Groenlandia e di difesa, di commercio e tecnologia. Ecco una rapida panoramica della 56esima edizione con tema: "Uno spirito di dialogo"

Quest’anno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump guiderà al World Economic Forum di Davos che riunirà l’elite globale dal 19 al 23 gennaio (a partire da oggi quindi) la maggiore delegazione USA al meeting mai vista prima.
Un forte cambiamento di marcia rispetto alla freddezza dell’anno scorso quando Trump si era solo fatto proiettare su uno schermo e aveva tenuto un duro discorso sui dazi USA, sull’urgenza dell’aumento della spesa militare della Nato e chiesto di nuovo alla Fed di tagliare i tassi.
Quest’anno la squadra di Trump comprende tutti i principali nomi della sua amministrazione: il Segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Commercio Howard Lutnick, il segretario all’Economia Scott Bessent, l’inviato speciale per la pace in Medioriente e in Ucraina Steve Witckoff.
Davos, il tema geopolitico sarà caldissimo
Il tema dell’anno “A Spirit of dialogue” nasce sotto pressione, vista la recente minaccia del presidente USA di imporre nuovi dazi alle nazioni (europee) che ostacolassero i suoi piani per la Groenlandia e quindi soprattutto Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Olanda e Regno Unito ma anche la Francia, che si sono impegnate a inviare piccoli reparti per esercitazioni in loco, di cui 15 soldati inviati da Parigi e 13 dalla Germania (ma questo contingente sarebbe già rientrato in Patria), per un totale “europeo” di circa 37 unità a fronte di un contingente americano nella storica base di Pituffik che già accoglierebbe un personale di oltre 100 unità Usa.
In parallelo si è sviluppato un confronto commerciale sul tema già rovente dei dazi Usa e la Francia ha invocato l'impiego dello strumento anti-coercizione dell'Unione Europea. Uno strumento di ritorsione economica e commerciale molto potente, ma mai attivato dalla sua creazione a fine 2023. Prevederebbe possibili restrizioni commerciali, limitazioni negli appalti UE, nell'uso della proprietà intellettuale (particolarmente temuto dagli States) e dovrebbe essere proporzionato, ma potrebbe scuotere alla base i rapporti commerciali USA-EU: in passato è stato calcolato che potrebbe colpire con dazi e politiche di sfavore merci e servizi USA per 93 miliardi di euro.
Oltretutto anche il ministro degli Esteri Johann Waderphul ha espresso scetticismo sulla ratifica degli accordi commerciali siglati la scorsa estate tra mille difficoltà tra gli Stati Uniti e l'Europa (15% dei dazi più altri impegni). La sensazione generale è insomma che con la Groenlandia sia stata toccata una linea rossa per l'Unione Europea, anche se l'apertura prudente al dialogo rimane tra le opzioni di Bruxelles.
Le posizioni contrapposte tra Washington e Bruxelles (ma anche tra la Groenlandia e il regno della Danimarca che si sono opposti alle richieste di annessione USA dell’isola artica) stanno insomma spaccando la Nato e causando dure perplessità anche sul fronte interno degli Stati Uniti da parte della popolazione che avversa questi piani anche nelle fasce della destra isolazionista Usa che vota Trump. Il tema della difesa sarà comunque caldo a Davos e il Guardian ricorda che già nel 2024 la spesa militare globale aveva raggiunto il nuovo record di 2,7 trilioni di dollari con un balzo del 9,4%
Oltre al bastone Trump porta anche la carota però con una nutrita schiera di banchieri e imprenditori statunitensi in trasferta con lui in Svizzera dove il tedesco Klaus Schwab ha fondato il forum economico mondiale nell’ormai lontano 1971.
Davos, la questione AI e il braccio di ferro Stati Uniti Cina
Il tema tecnologico sarà anche presente: mercoledì scorso il Dipartimento del Commercio Usa ha annunciato dazi del 25% sull’importazione di alcuni semiconduttori di fascia alta nel mezzo di una battaglia diplomatica e commerciale con la Cina che ancora è ben distante dalla composizione dopo il via libera alle vendite nella Repubblica Popolare dei chip H200 di Nvidia per l’intelligenza artificiale e le nuove frenate di Beijing che chiede alle imprese cinesi di non acquistarli e soprattutto crea difficoltà alle frontiere.
Di recente un’intesa era stata raggiunta tra le due superpotenze per vendite controllate di questi chip, ma in cambio di una aliquota del 25% del venduto nella Repubblica Popolare agli Stati Uniti.
Da subito le difficoltà non erano mancate con i freni posti da Beijing a una domanda delle imprese cinesi di chip per l’AI che sarebbe comunque vigorosa. Di recente era circolata la voce di ordini delle imprese cinesi per oltre 2 milioni di chip H200, oltre persino i 700 mila chip delle scorte della stessa Nvidia, ma non erano mancate le voci di attriti concreti del governo di Beijing su queste importazioni. Sarà senz’altro un altro tema discusso a Davos.
Così è chiaro, che il vicepremier cinese He Lifeng, quando parlerà a Davos domani, un giorno prima di Trump, contrapporrà all'instabilità delle politiche USA la coerenza di quelle cinese e cercherà di fare della Repubblica Popolare una colonna della stabilità globale. Dopo il record del surplus commerciale cinese da 1,19 trilioni di dollari nel 2025, He dovrà anche tranquillizare i partner europei sul rischio di una dilagare dell'export cinese a basso costo che potrebbe distruggere il nostro mercato. I tentativi di dialogo tra Beijing e Bruxelles hanno però già inviato dei segnali costruttivi la scorsa settimana.
Il nuovo approccio dialogante dell’Amministrazione Trump che potrebbe emergere a Davos - ma il condizionale è più che d’obbligo - potrebbe segnare un nuovo approccio in vista di questa fase difficile dell’Amministrazione USA in vista delle prossime elezioni di mid-term di novembre.
Le società che partecipano al meeting pagano ben 27 mila sterline per ogni membro della loro delegazione (una parte va in beneficenza). Circa 27 mila dollari è invece il costo stimato di ogni chip H200 venduto da Nvidia alla Cina. Coincidenze che si rincorrono, ma senz'altro Investimenti in AI, commercio globale, difesa, geopolitica oltre ai tipici temi dell’ambiente e dell’inclusione sociale saranno i protagonisti necessari di una serie di tavoli di confronto al quale gli Stati Uniti si siedono con approccio apparentemente nuovo.
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