Euro/dollaro e Nasdaq 100 al bivio: i mercati alla prova delle resistenze decisive
pubblicato:Nasdaq 100 verso i massimi storici: dollaro e rendimenti dei Treasury possono decidere il destino del rally

Euro/dollaro alla prova di 1,1585: il cambio diventa una variabile chiave anche per Wall Street
Il quadro tecnico dell’EUR/USD sta cambiando, ma non ha ancora fornito una conferma sufficiente per parlare di una fase strutturale di debolezza del dollaro.
Venerdì il cambio si è spinto fino a 1,1585, andando a testare praticamente con precisione il 50% di ritracciamento dell’intero ribasso compreso tra il massimo di aprile in area 1,1850 e il minimo di giugno a 1,1323.
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Il recupero delle ultime settimane è comunque significativo. A inizio agosto l’euro ha infatti superato la trend line ribassista proveniente dal massimo di gennaio e successivamente è riuscito a riportarsi al di sopra delle medie mobili esponenziali a 50 e 100 giorni.
Si tratta di segnali che hanno indebolito la precedente struttura ribassista.
1,1585 è il primo vero esame per l’euro
È tuttavia proprio quanto sta accadendo in area 1,1580/1,1590 a suggerire prudenza. Il 50% di Fibonacci ha per il momento respinto il tentativo di avanzata e rappresenta quindi una resistenza tecnica importante.
Una rottura convincente di 1,1585/1,1600 renderebbe più credibile il cambio di scenario e aprirebbe spazio inizialmente verso 1,1649, corrispondente al 61,8% del ritracciamento.
Oltre questo livello i riferimenti successivi si collocano a 1,1738 e soprattutto in area 1,1850, dove transita il massimo di aprile.
Al contrario, fino a quando 1,1585 non sarà superato, non si può escludere che tutto il movimento partito dal minimo di giugno rappresenti semplicemente un ampio rimbalzo all’interno della precedente fase discendente.
Un ritorno sotto 1,1525 costituirebbe un primo elemento di debolezza, mentre la perdita di 1,1450 deteriorerebbe sensibilmente il quadro, riportando l'attenzione verso 1,1370 e quindi sul minimo di 1,1323.
Sta cambiando la storia sul differenziale dei tassi
Dietro al movimento tecnico c'è soprattutto un cambiamento delle aspettative relative alla politica monetaria.
Per mesi il mercato ha lavorato sull'ipotesi che il differenziale dei tassi tra Stati Uniti ed Europa potesse ampliarsi a favore del dollaro.
Nelle ultime settimane questo meccanismo ha iniziato almeno parzialmente a invertirsi: i dati statunitensi più moderati hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori rialzi della Fed, mentre il mercato è diventato meno aggressivo anche nel prezzare la divergenza futura tra le due banche centrali.
Questo contribuisce a spiegare perché l'euro sia riuscito a recuperare terreno.
Ma qui entra in gioco un'altra variabile importante: la parte lunga della curva americana.
I Treasury a lunga scadenza stanno continuando a soffrire nonostante il ridimensionamento delle aspettative sui Fed Funds.
È una divergenza importante: il mercato può contemporaneamente aspettarsi una Fed meno aggressiva e chiedere un premio maggiore per detenere debito americano a 10 o 30 anni, a causa di inflazione, deficit, emissioni e premio a termine.
Dollaro, Treasury e Borse: l'equilibrio è sempre più delicato
Ed è proprio qui che il quadro diventa interessante per Wall Street. Dollaro, Treasury e mercato azionario sono oggi strettamente collegati, ma non attraverso una relazione meccanica.
Una moderata debolezza del dollaro può rappresentare un elemento favorevole per le Borse statunitensi: migliora la traduzione in dollari degli utili realizzati all'estero dalle multinazionali, allenta le condizioni finanziarie globali e generalmente favorisce gli asset rischiosi.
Ma non basta avere un dollaro debole perché Wall Street salga. Se la debolezza della valuta fosse accompagnata da un'ulteriore impennata dei rendimenti sulla parte lunga della curva, l'effetto negativo dell'aumento del costo del capitale potrebbe prevalere, soprattutto sulle società growth e tecnologiche caratterizzate da valutazioni elevate.
Il quadro opposto merita altrettanta attenzione. Un ritorno deciso della forza del dollaro, soprattutto se associato a un nuovo rialzo dei rendimenti di Treasury e T-Bond, produrrebbe un inasprimento simultaneo delle condizioni finanziarie e potrebbe diventare un ostacolo molto più serio per Wall Street.
Anche il Nasdaq 100 arriva a un bivio
Il grafico del Nasdaq 100 rende questa fase particolarmente interessante. Dopo il violento recupero dal minimo di fine luglio, l'indice ha superato la trend line discendente che conteneva i massimi delle ultime settimane ed è tornato sopra quota 30.000.
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Il breakout è un segnale costruttivo e il mantenimento sopra la precedente trend line rafforzerebbe l'ipotesi che la correzione sia terminata. Il prossimo grande ostacolo è però ormai vicino: il massimo storico in area 30.770/30.800.
Il superamento di questa fascia riporterebbe il Nasdaq 100 in price discovery, aprendo teoricamente una nuova fase rialzista. Un fallimento sotto i massimi, soprattutto accompagnato da un ritorno dell'EUR/USD sotto 1,1525 e da un nuovo rialzo dei rendimenti obbligazionari americani, renderebbe invece molto più vulnerabile il rally.
In questo senso 1,1585 sull'euro/dollaro e 30.770 circa sul Nasdaq 100 sono due livelli da osservare insieme.
Non perché uno determini automaticamente l'altro, ma perché entrambi stanno misurando, da prospettive differenti, lo stesso cambiamento nelle aspettative del mercato: politica monetaria, condizioni finanziarie, costo del capitale e propensione al rischio.
La combinazione più favorevole per Wall Street sarebbe quindi dollaro moderatamente debole, rendimenti Treasury stabili o in discesa e Nasdaq sopra i massimi storici.
Quella più pericolosa sarebbe invece un ritorno simultaneo della forza del dollaro e della pressione al rialzo sui rendimenti a lunga scadenza. In quest'ultimo scenario le valutazioni elevate del comparto tecnologico sarebbero probabilmente le prime a essere messe alla prova.
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