Del Vecchio compra il 30% del Giornale e rispolvera il risiko dei media

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

L'operazione nell'ambito di un riassetto più complesso del gruppo Angelucci cade mentre Exor tratta le vendita del gruppo Gedi alla greca Antenna e dopo i delisting di Sole 24 Ore e Monrif. In estate si era vista anche una puntata a sorpresa di Caltagirone su Class

Del Vecchio compra il 30% del Giornale e rispolvera il risiko dei media

A sorpresa il family office di Leonardo Maria Del Vecchio, l’acronimico LMDV ha fatto un passo di peso nell’editoria acquisendo il 30% del capitale de il Giornale dal gruppo Angelucci.

L’organigramma della Finanziaria Tosinvest di Antonio Angelucci già riduce al 70% la quota del quotidiano che ha visto da poco (appena lo scorso 1° dicembre) l’arrivo di Tommaso Cerno come nuovo direttore responsabile (il direttore editoriale resta Vittorio Feltri) al posto Alessandro Sallusti.
Cerno è giunto dalla direzione de Il Tempo che è andata a Daniele Capezzone.

Appena da qualche mese proprio nel capitale del Tempo del gruppo Angelucci è salita con l’acquisto del 40% la Toto Holding del costruttore abruzzese Carlo Toto, uno dei maggiori d’Italia.
Qualcuno ha ipotizzato che l’investimento nel quotidiano romano sia stato dettato dalla volontà di accreditarsi con il governo Meloni, ma è difficile non notare un certo fermento in tutto il comparto editoriale un po’ per ambizione e un po’ per necessità.

Non troppo distante un intervento nella SEI de La Verità

Risale alla fine del 2023 un aumento di capitale da 2,5 milioni di euro che ha puntellato SEI, la Società Editrice Italiana che pubblica La Verità, Panorama e i siti di Donna Moderna e Casa Facile. L’investimento è venuto da Newspaper che ha così conquistato il 25% del capitale di SEI diluendo il socio di controllo Maurizio Belpietro al 58,5%
Affari Italiani aveva riportato, citando ‘fonti qualificate’ che Newspaper riportava a una fiduciaria di Federico Vecchioni, l’amministratore delegato del maggior gruppo agroindustriale d’Italia, la quotata BF (la ex Bonifiche Ferraresi). BF è tra i clienti della società di comunicazione Ad Hoc fondata da quel Mario Pellegatta che la stessa Newspaper indicava in quell’occasione come rappresentante nel consiglio di amministrazione di SEI. Un intreccio non da poco in un mondo relativamente piccolo.

Media, il dossier del periodo resta quello di Gedi (la Repubblica, La Stampa, Radio Deejay)

Per rimanere nell’ambito della comunicazione economica e finanziaria di recente è stata annunciata la fusione tra Mymediarelation di Marco Messori e Twin di Mara di Giorgio, mentre sul cartaceo (e su cifre diverse) nei giorni scorsi il governo italiano ha chiesto al gruppo GEDI della famiglia Elkann /Agnelli di tutelare i lavoratori e l’indipendenza editoriale dei quotidiani La Stampa e la Repubblica nell’ambito delle trattative in corso per la cessione di tutto il polo editoriale alla media company greca Antenna.

Fra le ipotesi del dossier ancora aperto anche la vendita separata da La Stampa che non interesserebbe ad Antenna. Un nuovo tavolo di crisi che segue lo sciopero nazionale sul contratto dei giornalisti dello scorso 28 novembre su un contratto non rinnovato da 10 anni.

Federico Mollicone, presidente della Commissione Editoria, ha convocato il gruppo GEDI e il comitato di redazione per affrontare il dossier di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani ed europei in passato quotato a Piazza Affari e sotto il controllo dei De Benedetti, prima di passare a Exor, la holding della famiglia Elkann/Agnelli che controlla anche Stellantis, Iveco, Ferrari, Juventus e quote di The Economist.

La società oggi controlla nono soltanto la Repubblica e La Stampa, ma anche le emittenti radiofoniche Radio Deejay, Radio Capital ed M2o: un colosso con oltre 1.300 dipendenti seguito da più di 4,1 milioni di utenti ogni giorno, ma dalle performance in perdita.

Nel 2024 tutto il gruppo Gedi ha dimezzato le perdite da 102,6 a 45,1 milioni di euro, ma anche tagliato i ricavi da 472,8 a 386,8 milioni di euro e richiesto a Exor l’acquisizione delle minority del 10,4% e un finanziamento da 150 milioni di euro e la rinuncia a crediti per 40 milioni convertiti in futuri aumenti di capitale.

Quest’anno la società ha ceduto a SAE Lombardia La Provincia Pavese e le relative attività digitali.

Il Gruppo SAE è un colosso nazionale dell’editoria attivo con giornali come Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara. Ma ora quel che rimane potrebbe andare a Theodore M. Kyriakou patron di Antenna Group, il maggiore gruppo mediatico greco differenziato per canali e geografie con asset in Europa e nel Nord America.

A Piazza Affari quotate in movimento, da Caltagirone su Class alle uscite di Monrif e del Sole

Le quotate dei media a Piazza Affari comunque non mancano e potrebbero direttamente o indirettamente essere coinvolte nel risiko. Ha fatto qualche scalpore l’ingresso recente di Caltagirone nel gruppo Class Editori di Paolo Panerai, che edita Milano Finanza, Italia Oggi e la partnership tv Class CNBC: a giugno il finanziere all’opera sull’asse MPS-Mediobanca-Generali era salito al 5,163% del capitale, ma poi all’assemblea di Class Editori la lista presentata da VM2006 Srl riconducibile proprio a Francesco Gaetano Caltagirone si era fermata al 9,81% dei senza ottenere nessun posto nel cda.

La presenza di Caltagirone poteva risultare ingombrante, l’imprenditore è molto attivo anche nel campo dei media con Caltagirone Editore che edita, tra le altre testate, Il Messaggero e Il Mattino ritenuti dagli avversari dell’attuale governo una leva politica importante nel ponte tra gli interessi del costruttore e i desiderata del governo che si sarebbe intrecciati nella lunga partita di MPS, Mediobanca e Generali. Un dossier al vaglio della magistratura su cui di recente lo stesso Caltagirone ha fornito la propria versione negando le accuse di concerto.

Da molti anni è quotato a Milano, anche se con una presenza sempre più ridotta, il gruppo editoriale Monti Riffeser, che stampa testate come Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno. A Piazza Affari è oggi quotata la Poligrafici Printing, uno dei maggiori stampatori del settore. Lo scorso maggio si è delistata la holding Monrif dopo un’opa dell’azionista di maggioranza Monti Riffeser S.r.l. Fra gli azionisti c’erano già ADV Media, la quotata Tamburi Investment Partners di Giovanni Tamburi, Future Srl e Fondazione Cassa di Risparmio Srl.

Quest’estate ha lasciato Borsa Italiana anche il quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore, dopo l’Opa di Zenit a 1,1 euro per azione.

Resta invece saldamente quotato l’impero mediatico dei Berlusconi, sebbene con sede ormai da tempo in Olanda: MediaForEurope (MFE) sta anzi consolidando un gruppo multimediale europeo dopo la recente conquista della tedesca ProsiebenSat. Alla stessa proprietà fa pure riferimento il maggiore editore di libri d’Italia Mondadori. MFE vale oggi in Borsa 2,37 miliardi di euro e Mondadori quasi 540 milioni.

Vale invece 486 milioni di euro la RCS Mediagroup di Urbano Cairo che edita Il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e La7. A Monte la Cairo Communication che vale da sola a Piazza Affari 361 milioni di euro e controlla il 65,77% di RCS, gruppo storicamente di ritrovo di quello che fu il salotto buono della finanza italiana e ancora oggi ben popolato con le partecipazioni di peso di Diego Della Valle (8,26%), MPS (7%), la cinese Sinochem tramite Pirelli (5,37%), Unipol (5,3%).

Ha di recente approvato l'aggiornamento del piano industriale con stime di crescita a doppia cifra SEIF, la Società che edita Il Fatto Quotidiano e che vale circa 7 milioni a Piazza Affari, ma è quotata anche a Parigi.

Solo un’eco dell’editoria televisiva della Rai si può infine vedere nella Rai Way delle torri, da tempo in predicato di fusione con Ei Towers, la società delle torri di Mediaset: se ne riparlerà, sembra, la prossima primavera.

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