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Petrolio, prezzi di nuovo in crescita: ecco cosa succede

di Giovanni Digiacomopubblicato:

Gli Stati Uniti rilasciano altre scorte, ma lo scenario resta complesso, l’Europa si prepara al bando delle forniture russe e il mercato resta “ristretto”

Prezzi del petrolio ancora in rialzo nei mercati internazionali in un contesto che rimane contradditorio e volatile per il greggio. Il future sul Brent guadagna l’1,4% e si porta a 93,77 dollari al barile, mentre il derivato sul WTI passa di mano a 87,1 dollari con un rialzo dell’1,81 per cento sul riferimento.

Un segnale rialzista per i prezzi è giunto ieri pomeriggio dalla variazione settimanale delle scorte di petrolio USA dell’EIA: -1,72 milioni di barili negli stock in una settimana contro attese per un rialzo di 1,38 mln/b e una lettura precedente su un rialzo monstre di 9,88 milioni di barili.

Petrolio: tra Cina e Stati Uniti, guerra ed Europa il quadro è complicato

L’erosione delle scorte Usa si inserisce comunque in un contesto di mercato ancora comunque compresso e persistono i dubbi sulla tenuta dell’economia cinese e della sua domanda di petrolio. 

Nel frattempo l’Europa si dirige verso l’implementazione del bando al greggio russo che potrebbe comprimere ulteriormente i barili in offerta, mentre  - come noto - nelle ultime settimane il mercato ha dovuto fare i conti con la decisione dell’Opec+ di comprimere di altri 2 milioni di barili di petrolio al giorno la produzione programmatica irritando Washington che teme gli effetti dei prezzi del greggio sull’inflazione, sui costi della benzina, sul gradimento dell’Amministrazione di Joe Biden alle prese con le prossime elezioni di midterm dell’8 novembre.

Al riguardo da segnalare che ieri Joe Biden ha confermato il rilascio di altri 15 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche sul mercato completando l’immissione di 180 milioni di barili da riserve annunciata quest’anno.

Gli impatti sul mercato sono stati limitati, negli Stati Uniti e all’estero, ma un “official” Usa avrebbe sottolineato che, se il costo del greggio dovesse ancora risentire della guerra russa di Vladimir Putin in Ucraina, le riserve degli Stati Uniti contengono ancora 400 milioni di barili (quindi ci sarebbe ancora spazio per un tentativo di calmieramento del mercato).

Va evidenziato anche che in queste ore il future sul Dollar Index segna un leggero calo dello 0,14% sul riferimento a 112,72 dollari, ma dopo i nuovi consistenti rialzi di ieri. Il cambio euro/dollaro guadagna lo 0,17%: come noto un apprezzamento del dollaro normalmente penalizza le quotazioni del greggio, per cui i recenti rialzi dei prezzi del petrolio sono ancora più rilevanti perché superano la perdurante forza del biglietto verde.

Petrolio: l’Europa verso il bando del greggio russo

L’attenzione degli operatori guarda comunque anche di qua dall’Atlantico con il Consiglio Europeo e la Commissione che lavorano alle reazioni alla crisi energetica e fanno (più o meno) passi avanti sul fronte del tetto al prezzo del gas e della ristrutturazione del mercato energetico Ue del gas in vista anche di acquisti congiunti e altre misure di capping dinamico. Confermato per il 5 dicembre il bando all’import di greggio russo che passerà anche per il divieto di assicurazione dei carichi di greggio russo diretto via mare al territorio europeo. 

Di certo la stretta europea e statunitense sull’energia made in Russia aumenta e la Germania sarebbe anche pronta a calmierare i prezzi dell’energia elettrica, ma le sfide sul fronte della tenuta del mercato e di prezzi sostenibili per i trasporti (USA e UE) rimangono sul campo e lontane da un nuovo equilibrio.


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