Caro petrolio, come risparmiare secondo l'Agenzia dell'energia

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Dallo smart working ai fornelli a induzione, dal trasporto pubblico al taglio dei voli d'affari, l'IEA analizza una serie di misure possibili per famiglie e imprese

Caro petrolio, come risparmiare secondo l'Agenzia dell'energia

Il prezzo del petrolio Brent dall’inizio della crisi è balzato del 57% e quello del gas naturale è cresciuto del 77% (TTF), l’impatto sui mercati energetici globali e sulle bollette rischia di essere doloroso.

L’IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia che riunisce i maggiori produttori e consumatori occidentali (dall’Europa all’America fino a Giappone, Corea del Sud e Australia), denuncia da giorni “la maggiore minaccia alla sicurezza energetica globale della storia” e ha promosso il maggior rilascio di riserve mai visto, circa 400 milioni di barili che saranno rilasciati nel tempo dalle varie scorte nazionali per cercare di ‘calmierare’ le quotazioni degli idrocarburi.

Con un rapporto appena pubblicato la stessa IEA ha fornito consigli per famiglie, imprese e governi per risparmiare sui consumi e difendersi dalla bufera sui prezzi energetici, il titolo significativo è: “Difendersi dagli shock petroliferi”.

L'Agenzia dell'energia, i risparmi comincino dalla strada

Il decalogo dell’IEA, una sorta di guida al razionamento consapevole, parte dalla strada. Il trasporto su strada copre il 45% del consumo mondiale di petrolio e nelle economie avanzate viene per il 60% da automobili.

L’IEA consiglia di lavorare di più da casa. Si può in un caso su tre nelle economie avanzate e in un caso su cinque nelle economie emergenti. Il pendolarismo copre dal 5% al 30% dell’attività delle auto, tre giorni di smart working in più ridurrebbero i consumi di petrolio del 2%-6% almeno: i governi - secondo l'agenzia - dovrebbero incoraggiare il sistema e, dopo lo scoppio della crisi iraniana, in parte lo stanno già facendo come si è visto nelle Filippine e nel Pakistan, in Sri Lanka, Tailandia e Vietnam.

Anche ridurre la velocità può aiutare: 10 chilometri di velocità in meno in autostrada possono ridurre dal 5% al 10% il consumo di petrolio. I numeri variano molto con il territorio e i limiti di velocità. Per i camion pesanti, che già hanno una velocità ridotta ma usano di più l’autostrada, il consumo potrebbe flettere del 5% con un taglio di 10 chilometri al tachimetro.

Fa naturalmente il paio lo stimolo del trasporto pubblico. In molte città, afferma l’Agenzia, i viaggi sotto i 30 chilometri coprono più del 50% dei consumi di petrolio dei veicoli privati: il trasporto pubblico potrebbe tagliare dall’1% al 3% i consumi nazionali di petrolio. Anche il sistema delle target alterne potrebbe portare dei benefici stimati dall’Agenzia fra l’1% e il 5% dell’uso nazionale di carburante per le auto. La Corea del Sud con la crisi iraniana in corso sta valutando una rotazione a 5 e 10 giorni per la circolazione delle auto.

Un’altra misura che secondo l’IEA potrebbe aiutare a comprimere i consumi di petrolio greggio è il car sharing e la promozione di sistemi di guida più sostenibili.
Il car pooling aiuta a far viaggiare più persone con la stessa auto, potrebbe valere il 4% dei consumi nazionali se fosse adottato su scala nelle aree rurali. I sistemi di guida più ‘ecologici’ permettono risparmi in molte regioni, anche se emergono sfide importanti sul condizionamento dell’aria nei Paesi caldi. Un stile di guida più attento potrebbe far risparmiare anche il 4% dei carburanti dei veicoli commerciali. L’Europa ha pure pubblicato delle linee guida per l’eco-guida.

Caro petrolio, risparmi possibili dal cherosene degli aerei alla cucina

Una misura eccezionale che l’Agenzia dell’energia prende in considerazione è lo spostamento temporaneo del gas dai trasporti alle altre attività per far fronte alla penuria. Circa il 2% delle flotte aziendali va a gas naturale liquefatto, ma si toccano punte vicine al 10% in Italia e Corea. Secondo l’IEA, si potrebbero scoraggiare questi veicoli con il ricorso ad accise più elevate sul GPL per far fronte alla crisi: un provvedimento che senza dubbio però causerebbe non poche polemiche.

L’attenzione dell’IEA è però sul volo aereo. Circa il 7% della domanda mondiale di petrolio greggio deriva dal cherosene, il carburante per aerei: il consiglio dell’IEA è di rinunciare ai voli quando possibile.

Una quota tra il 20% e il 40% dei voli è per lavoro – calcola l’agenzia -un taglio del 40% sarebbe fattibile nel breve e potrebbe, con un’alta partecipazione volontaria, ridurre dal 7% al 15% i consumi di cherosene. Lo ha già fatto per i voli delle agenzie governative la Tailandia e ci stanno lavorando anche Egitto, Pakistane e Vietnam.

Ma anche la cucina può pesare notevolmente. In Asia il gas è il principale carburante per le cotture di 2,3 miliardi di persone e nel mondo per queste esigenze spesso si fa ricorso a gas di petrolio liquefatto GPL.
Il GPL in totale copre il 10% del consumo di petrolio e nei 20 Paesi che consumano oltre il 90% del GPL per la cucina, una quota dal 5% al 15% delle famiglie potrebbe fare ricorso alle alternative a induzione. L’Indonesia già incoraggia la conversione ai fornelli a induzione per ridurre i consumi di gas.

Il consumo delle imprese è altrettanto strategico. Circa il 20% della domanda mondiale di greggio viene da lì, secondo l’IEA, e due terzi della domanda industriale di petrolio alimentano l’industria chimica. L’Agenzia sottolinea che la maggior parte della capacità di produzione petrolchimica in Asia e nell’Unione Europea può tecnicamente passare a vari prodotti, dal gas di petrolio liquefatto, alla nafta, all’etano, alla benzina. Secondo l’IEA si potrebbero modulare i consumi, riducendo l’impiego degli impianti non in uso o abbassando le temperature, la flessibilità dipende dagli impianti, ma secondo l’agenzia ci sono dei margini.

Caro petrolio, sarà essenziale la leva fiscale dei governi

Gli interventi per risparmiare possono quindi variare notevolmente e l’IEA sottolinea che diversi governi stanno cercando di reagire rapidamente agli impatti sui consumatori dei rincari dei carburanti, circa 40 le amministrazioni che avrebbero già preso delle misure in questo ambito.

Un pericoloso precedente deriva dalla pandemia, quando furono spesi circa 900 miliardi di dollari in varie misure per alleviare l’impatto dei rincari su famiglie e imprese.
Probabilmente degli interventi fiscali dei governi si registreranno anche questa volta, ma va ricordato che questa crisi è diversa per natura da quella del post-pandemia e che molti Paesi non hanno più gli spazi fiscali di qualche anno fa.

L’IEA suggerisce ai governi interventi mirati e annovera i “price cap”, i tetti ai prezzi massimi, tra le misure possibili. Anche la leve delle imposte e delle accise possono servire a gestire la situazione, la rinuncia a parte dei prelievi fiscali potrebbe ridurre l’impatto sulle famiglie e le PMI. Anche l’Italia si è già mossa in questa direzione e l’Agenzia dell’energia cita i casi di Turchia, Finlandia e Brasile, anche se – mette in guardia – le misure di breve periodo per la difesa dai prezzi più elevati devono essere affiancate da interventi di più lungo periodo, come la spinta alla mobilità elettrica, ai veicoli più moderni ed efficienti, a pratiche più sostenibili che spaziano dalla cucina a induzione al riuso e riciclo delle plastiche.

Un quadro certamente non facile.