Stellantis in forma dopo i dati sulle immatricolazioni di auto UE

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
8 min

Il mercato europeo invia buoni segnali e la casa guidata da Antonio Filosa fa anche meglio, ma è chiaro che l'elettrico farà parte del panorama. Anche per Stellantis. Numeri, sfide e ambizioni di recupero che non si può sbagliare

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Lo strappo sul grafico di Stellantis del 6 febbraio tra 8,127 euro e 7,254 euro, quando il nuovo ad Antonio Filosa annunciò oneri da oltre 22 miliardi di euro, sta lì a mettere in guardia gli operatori da prese di posizione affrettate sul titolo, ma oggi l’azione della casa automobilistica che controlla brand di successo mondiale come Peugeot, Fiat, Opel e Jeep può permettersi un approccio costruttivo al mercato. Il rialzo dei corsi del 4,07% a metà seduta a 7,038 euro prova infatti a lasciarsi alle spalle la media mobile esponenziale a 50 sedute e fa leva sulla risposta dei mercati europei ai suoi modelli, sulle vendite insomma, quella che alla fin fine conta di più.

Stellantis in forma dopo i dati sulle immatricolazioni di auto UE

Stellantis, aprile conferma i segnali positivi del 2026

Ad aprile l’automotive europeo ha fatto bene: +5,1% dei mercati europei a oltre 972 mila veicoli per passeggeri immatricolati. Il saldo da inizio anno sale a 3,79 milioni di vetture nei quattro mesi, un buon +4,2%

Stellantis fa meglio: nel mese il gruppo ha immatricolato 159.147 vetture, con una crescita del 5,5% nel mese superiore alle performance del mercato. Anche il saldo da inizio anno di Stellantis batte la media europea: +7,8% a 648 mila vetture immatricolate, non sono il milione e oltre di quattroruote vendute nello stesso periodo da Volkswagen (parliamo d’altronde di una quota di mercato della tedesca del 26,7% contro il 17,1% di Stellantis), ma puntellano il suo secondo posto tra le case europee dell’auto. Ad aprile Fiat ha aumentato le vendite del 21,3% a 28.995 vetture; Opel del 16,2% a 30.671.

Il mercato fondamentale dell’Italia ha dato inoltre le sue soddisfazioni: +11,2% delle immatricolazioni, ben più del citato 5,1% europeo, a 155.145 veicoli. Nel mese l’Italia delle quattroruote è stato il secondo mercato d’Europa, secondo solo alla Germania da quasi 250 mila veicoli.

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Stellantis, l'elettrico comunque dovrà far parte del quadro

Non tutte le note di contesto sono rosa. Da anni esperti e tecnici indicano nella Cina la vera frontiera dell’automotive, nel 2025 quasi il 75% delle auto elettriche prodotte nel mondo era della Repubblica Popolare (Global EV Outlook 2026 dell’IEA): sono avanti, ci hanno ripetuto, progettano già le auto come si progetta un telefonino, perché oggi alla fine è l’elettronica che conta, dovremmo fare così…
Poi però quando Ferrari l’ha fatto davvero, affidando la sua prima elettrica, la Luce, alla LoveFrom di Jony Ive, designer londinese che faceva gli iPhone di Steve Jobs è stato un disastro.

Va bene che il settore del lusso ha tutta un’altra meccanica - è il caso di dirlo - rispetto ai megatrend.
Va bene che c’era già il caso della Jaguar elettrica I-Pace da 70 mila sterline, che aveva mandato ko la casa britannica delle quattro ruote (ma lì ci furono quasi 6.400 richiami USA per il rischio di incendio delle batterie e fu un danno d’immagine micidiale per quella che era stata l’auto dell’anno), ma a guardare con umiltà i grandi numeri del mercato europeo (e mondiale) bisogna stare attenti a non buttare il bambino con l’acqua sporca, perché l’elettrico alla fin fine resta non solo l’immediato futuro, ma già il presente.

Se prendiamo i primi quattro mesi delle vendite europee di auto scopriamo che il 38% del nuovo è ibrido elettrico (mild o full), 1,44 milioni su un totale di 3,79 milioni di auto. Un altro 20% del mercato è nelle elettriche pure (746 mila) e un altro 8% nelle plug-in. I modelli elettrificati coprono già più del 65% del mercato europeo e a differenza di benzina e diesel aumentano le vendite nel tempo: +33,8% le elettriche tra gennaio e aprile, +26% le plug-in, +12,6% le ibride full o mild, mentre il benzina perde il 17,7% e il diesel il 16,1% negli stessi quattro mesi.

Sì, nel primo trimestre a livello mondiale le vendite di auto elettriche sono calate dell’8% a 3,9 milioni di vetture (meno in Cina e negli Stati Uniti, di più in Europa, come visto), ma hanno pesato le revisioni dei sussidi nella Repubblica Popolare e in Cina ad aprile il 60% del venduto era elettrico e c’è stato un recupero a marzo. Anche negli Stati Uniti la sforbiciata trumpiana dei sussidi all’elettrico ha tagliato di un terzo le vendite, ma parlare di inversione del trend è difficile anche lì, sebbene l’elettrico ad aprile abbia coperto appena il 6-7% del mercato.

Va bene poi anche che forse chi spende più di mezzo milione di euro in un’auto vorrebbe sentire il caratteristico rombo della Rossa cui i meccanici di Maranello hanno lavorato per decenni, ma questo è in fondo un altro paio di maniche rispetto ai grandi numeri del mercato globale delle quattro ruote con cui si confronta oggi Stellantis.
E i grandi numeri confermano il megatrend dell’elettrico, anche nella versione di transizione dell’ibrido.

Stellantis, trimestre e piano al 2030 cercano di cancellare un 2025 terribile

Per Filosa, si sa, la strada è cominciata in salita. Stellantis ha chiuso il 2025 con una mostruosa perdita netta da 22,368 miliardi di euro e con un industrial free cash flow negativo per oltre 7,3 miliardi di euro. Ha però anche avviato la nuova stagione con i primi segnali positivi, a partire dalla crescita del 6% dei ricavi a 38,1 miliardi nel primo trimestre 2026 e dal ritorno a un utile netto da 0,4 miliardi nel periodo. Il free cash flow industriale resta negativo per 1,9 miliardi (ma c’è anche stagionalità), ma è già qualcosa.

La guidance finanziaria 2026, riconfermata dal recente nuovi piano industriale FaSTLAne 2030, prevede un miglioramento dei ricavi netti, del margine dell’utile operativo rettificato e dello stesso flusso di cassa industriale. Mentre le consegne crescono a doppia cifra (e anche i dati odierni del mercato UE confermano un discreto successo della casa), il piano al 2030 cerca di aggiungere prospettiva promettendo in 5 anni investimenti da ben 60 miliardi di euro.

Entro la fine del decennio ci saranno 60 nuovi lanci e 50 aggiornamenti significativi, ma Stellantis promette finalmente di fare chiarezza sui marchi, che fin dalla fusione franco-italiana hanno rischiato sovrapposizioni e ambiguità. I marchi globali sono principalmente quattro: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat, su questi pilastri si costruirà il valore.
Ci sono anche i marchi regionali Chrysler, Dodge, Citroen, Opel o Alfa Romeo (e anche Lancia e DS), ma saranno i big four ad assorbire il 70% degli investimenti.

L’eccellenza e la concentrazione produttiva sarà essenziale per i margini, entro il 2030 Stellantis punta a produrre il 50% dei volumi su sole tre piattaforme globali (le famose STLA cui sia ammicca nel titolo del piano. Ampia varietà sul tema chiave delle propulsioni, tecnologie trasversali proprietarie (STLA Brain, SmartCockpit e AutoDrive).

Le partnership saranno un altro pilastro, quella al 51% con la cinese Leapmotor, secondo quanto rivelato da MF, ha già registrato un utile netto da 44 milioni di euro nel 2025 (più di 10 volte il dato del 2024) e ha superato il miliardo di euro di valore della produzione nel mondo.

C’è poi la storica alleanza con Dongfeng che produrrà due Peugeot e due Jeep e potrebbe ricalcare in Europa le mosse della jv con Leapmotor, partendo da un progetto nello stabilimento francese di Rennes. Poi ancora i piani con Tata, Jaguar Land Rover e altri bif del settore (dall’AI di Mistral alle batterie di CATL, passando per Nvidia e Qualcomm). Sarà tagliata di ben 800 mila vetture la capacità produttiva europea, ma no ci saranno chiusure, ci sarà la riconversione di Poissy in Francia e delle partnership a Madrid e Saragozza e a Rennes: obiettivo tornare a un tasso di utilizzo degli impianti dell’80% dal 60% di oggi (sia in Europa, che negli States). L’uscita dalla prospettiva di deindustrializzazione insomma.

L’America resta il mercato centrale, lì Stellantis punta ad accrescere i ricavi del 25% in arco piano, con un margine AOI dell’8-10% contro il +15% del giro d’affari dell’Europa allargata con AOI margin al 3-5% nello stesso periodo. Ma lo sguardo sarà globale: Sudamerica, Medioriente, Africa, Asia Pacifico…

Non è un caso che ieri i corsi di Stellantis si siano avvantaggiati anche delle dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron su un investimento di oltre un miliardo di euro di Stellantis in Francia e nelle auto elettriche dal 2029 a Mulhouse, nella Francia orientale.

Ancora una volta il gruppo investirà di più dove converrà di più. Raggiungere i 190 miliardi di euro di ricavi nel 2030, come da piano, non sarà facile. Né sarà semplice il margine AOI totale al 7% o il flusso di cassa industriale da 6 miliardi di euro o il taglio dei costi da 6 miliardi entro il 2028. Di certo però questo nuovo difficile viaggio di Filosa passerà anche dall’elettrico.