Mercati in modalità risk-off: l’AI da motore del rally a fattore di volatilità
pubblicato:Tecnologia sotto pressione, dollaro forte e materie prime volatili mentre crescono i timori su valutazioni e concentrazione

I mercati finanziari globali restano inseriti in una fase di elevata incertezza e diffusa avversione al rischio, in cui l’attenzione degli investitori è sempre più concentrata sulle valutazioni elevate del comparto legato all’intelligenza artificiale e sui rischi di concentrazione del mercato su un numero ristretto di mega-cap tecnologiche.
L'AI diventa fattore di instabilità
Dopo mesi in cui l’AI ha rappresentato il principale motore dei rialzi, il tema sta progressivamente assumendo anche il ruolo di fattore di instabilità, alimentando prese di beneficio e rapide rotazioni settoriali.
Il sentiment è ulteriormente condizionato dal quadro macroeconomico e geopolitico, che continua a fornire segnali contrastanti.
I rapporti tra Stati Uniti e Cina preoccupano gli investitori
Sul fronte delle relazioni internazionali, prosegue il monitoraggio dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, dopo il recente contatto tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping. I mercati valutano con attenzione le possibili implicazioni sul commercio globale, sulle catene di approvvigionamento e sulla politica dei dazi.
In Asia, la Corea del Sud ha evidenziato incertezza sulla tempistica di un eventuale inasprimento delle tariffe statunitensi, ribadendo al contempo la volontà di mantenere aperto un canale di dialogo con Washington per limitare gli effetti negativi sull’export e sulla crescita regionale.
Forte volatilità sui metalli preziosi
Sul fronte delle asset class, la seduta è caratterizzata da forte volatilità sulle materie prime, in particolare sui metalli preziosi.
Oro e argento risultano sotto pressione dopo i violenti movimenti registrati durante la notte, in una dinamica riconducibile sia alla riduzione di posizioni eccessivamente affollate, sia al rafforzamento del dollaro USA.
La forza del biglietto verde rimane un elemento chiave del quadro di mercato, anche alla luce delle attese su una curva dei rendimenti statunitensi più ripida e su una possibile accelerazione del processo di riduzione del bilancio della Federal Reserve, fattori che storicamente penalizzano gli asset non remunerativi e più sensibili alla liquidità.
Pressione ribassista elevata sul settore tecnologico
Nel comparto azionario USA, la pressione è particolarmente marcata sul settore tecnologico.
Alphabet apre in deciso calo (circa -5%) dopo aver annunciato un piano di investimenti 2026 estremamente ambizioso per rafforzare le proprie capacità nell’AI.
Il mercato non mette in discussione la solidità del business, ma torna a interrogarsi sulla sostenibilità dei margini, sul ritorno di questi ingenti capex e sul crescente divario di risorse tra i colossi tecnologici e il resto del settore.
Ancora più pesante la reazione su Qualcomm, che perde oltre l’8% dopo una guidance sui ricavi inferiore alle attese, con riferimenti a vincoli nell’offerta di memoria che appesantiscono l’outlook di breve periodo.
Prosegue inoltre la debolezza dei titoli software e dei servizi dati, come ServiceNow e Salesforce, che continuano a scendere dopo la violenta correzione di inizio settimana.
A pesare sono i timori che i rapidi progressi degli strumenti di intelligenza artificiale possano erodere la domanda dei tradizionali modelli di business software, aumentando il rischio di compressione dei ricavi futuri e aggravando le preoccupazioni sul credito e sulla crescita degli utili.
In questo contesto, Amazon cede circa il 4,5% prima della pubblicazione dei risultati, con gli investitori pronti a scrutinare non solo i numeri del trimestre, ma soprattutto le indicazioni sui piani di spesa in conto capitale.
Dopo Amazon, l’attenzione del mercato si concentrerà su NVIDIA, ultima delle “Magnifiche 7” a presentare i conti, attesi il 25 febbraio.
L’esito di questo appuntamento sarà cruciale per capire se il settore AI riuscirà ancora a giustificare le valutazioni correnti o se il mercato inizierà a pretendere una selezione più rigorosa tra vincitori e perdenti.
La Banca Centrale Europea non tocca i tassi
Sul fronte europeo, la Banca Centrale Europea ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di riferimento, ribadendo la convinzione che l’inflazione sia avviata verso una stabilizzazione attorno al 2% nel medio termine.
La BCE ha sottolineato come l’economia dell’area euro continui a mostrare una discreta capacità di tenuta, sostenuta dal basso livello di disoccupazione, dalla solidità dei bilanci del settore privato e dall’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture.
Allo stesso tempo, il Consiglio direttivo ha riconosciuto che le prospettive restano incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche globali, confermando un approccio strettamente data-dependent alle future decisioni sui tassi.
Segnali misti dal mercato del lavoro statunitense
Negli Stati Uniti, i dati sul mercato del lavoro offrono segnali misti. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite a 231.000 unità, ben oltre le attese, complice l’impatto delle recenti tempeste di neve.
Al netto delle distorsioni stagionali, il mercato del lavoro resta in una fase definita come “low hire, low fire”: poche assunzioni ma anche pochi licenziamenti, nonostante gli annunci di tagli da parte di alcune grandi aziende.
Le stime sui Non Farm Payrolls convergono su una crescita di circa 70.000 posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione atteso stabile al 4,4%.
Questo quadro potrebbe rafforzare l’orientamento della Fed a mantenere i tassi invariati per tutta la prima metà dell’anno.
Il Bitcoin ha rotto al ribasso i 70.000 dollari
Particolarmente violento il movimento sul comparto cripto. Il Bitcoin ha rotto al ribasso la soglia psicologica dei 70.000 dollari, scendendo ai minimi dal novembre 2024, con perdite settimanali vicine all’8% e un calo di quasi il 20% da inizio anno.
Il sell-off è stato amplificato dai timori di una Federal Reserve più restrittiva, innescati dalle indiscrezioni sulla nomina di Kevin Warsh come possibile prossimo presidente della Fed. Il mercato teme che un orientamento più “falco” e un bilancio Fed più contenuto possano privare le criptovalute di quel flusso di liquidità che ne ha sostenuto il rialzo negli ultimi anni.
A ciò si aggiungono i massicci deflussi dagli ETF spot su bitcoin, che secondo diverse analisi segnalano un progressivo disimpegno degli investitori istituzionali e un deterioramento del sentiment sull’intero comparto.
Conclusione
Il quadro complessivo resta dominato da prudenza, volatilità e riduzione del rischio.
L’intelligenza artificiale continua a essere il tema strutturale di fondo, ma nel breve periodo sta diventando anche la principale fonte di instabilità dei mercati.
Dollaro forte, politiche monetarie ancora restrittive e tensioni geopolitiche mantengono elevato il livello di incertezza, suggerendo un approccio più selettivo e una gestione del rischio particolarmente attenta nelle prossime settimane.
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