Bordighera, Beatrice morta per un trauma cranico dopo due giorni di agonia: i risultati dell'autopsia

di Luca Mastinu pubblicato:
3 min

Beatrice si poteva salvare: 48 ore di agonia, l'acqua calda versata sul corpo, l'allarme inascoltato delle sorelline. Cosa ci dice l'autopsia della bambina di Bordighera

Bordighera, Beatrice morta per un trauma cranico dopo due giorni di agonia: i risultati dell'autopsia

Probabilmente la piccola Beatrice si poteva salvare. E quella mattina del 9 febbraio, quando la madre Manuela Aiello ha chiamato i soccorsi dalla sua casa di Bordighera, la bambina era già morta. Da circa due giorni le sorelline, ma anche un amico della donna e del compagno Emanuel Iannuzzi, avevano chiesto di portare la piccola all'ospedale. Voci inascoltate, come i lamenti della piccola. Beatrice sarebbe morta per un trauma cranico degenerato in una emorragia interna che ha portato al collasso cardiorespiratorio.

Cosa dice l'autopsia sul corpo di Beatrice

A darne notizia è La Stampa in un articolo pubblicato nelle prime ore del mattino di domenica 7 giugno. Ciò che il medico legale ha riscontrato sul corpo della piccola Beatrice è una mappa di violenze, nello specifico "numerose ecchimosi violacee al volto, al collo, agli arti superiori, al torace, all’addome e agli arti inferiori".

C'è di più. Secondo gli inquirenti i lividi presentati sul corpo di Beatrice sarebbero i segni di almeno quattro giorni di ripetute violenze, e qualcuno potrebbe aver versato dell'acqua calda su quelle ferite nel tentativo - scrive La Stampa - di cancellare i segni delle violenze. Ci sono, inoltre, i segni di una scarpa, uno sulla coscia destra e uno sulla coscia sinistra, causati verosimilmente da calci.

Quando è morta la bambina di Bordighera, secondo gli inquirenti

La morfologia delle ferite, secondo gli esperti, collocherebbe la morte di Beatrice tra la mezzanotte dell'8 febbraio e le 6:30 del giorno 9. Quando alle 8:21 del 9 febbraio Manuela Aiello ha chiamato i soccorsi, quindi, Beatrice sarebbe stata già priva di vita.

A cagionarle la morta sarebbe stato un colpo inflitto sulla testa, o con un oggetto o sbattendole il capo su qualche superficie rigida e resistente. Nessuna caduta dalle scale, quindi, giustificherebbe il drammatico destino della bambina, il cui corpo smentisce categoricamente il racconto fornito da Manuela Aiello, che aveva raccontato che la figlia stava bene ma che era "solo" caduta dalle scale.

48 ore di agonia

Secondo l'autopsia, ad uccidere Beatrice sarebbe stato un trauma cranico che ha portato ad una copiosa emorragia interna e, infine, a un collasso cardiorespiratorio. Secondo gli esami, il processo potrebbe essere durato almeno 48 ore, durante le quali le sorelline hanno chiesto più volte di trasportare Beatrice all'ospedale, così come avrebbe fatto un amico di Emanuel Iannuzzi, invitato nella casa di Perinaldo.

Due giorni di agonia, quindi, durante i quali probabilmente se qualcuno fosse intervenuto per tempo la piccola si sarebbe potuta salvare. Oggi in carcere, con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte, ci sono Emanuel Iannuzzi e Manuela Aiello. Entrambi negano ogni attribuzione, nonostante le evidenze presenti nelle 33 pagine degli atti firmati dal procuratore capo di Imperia, Alberto Lari e quei video in cui l'uomo cerca di costringere la piccola a fumare una canna, umiliandola.

Quei messaggi in cui l'uomo bestemmia contro la bambina di 9 anni, lasciata sola ad occuparsi della sorellina, mentre la madre e il compagno cercano la loro intimità. E vengono disturbati, ovviamente, dalle richieste della piccola che viene lasciata sola a occuparsi della casa e di Beatrice.